Martedì 18 agosto 2026
Menu

Le nostre spiagge stanno scomparendo

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Entro 25 anni il 20% delle nostre spiagge rischia di non esserci più e tra 75 anni potrebbero scomparire a quattro spiagge su 10.
Tra innalzamento dei mari, rischi di inondazioni, erosione, pressione demografica e urbanistica nel 2100 saranno diverse le aree sotto il livello del mare: 800mila persone sono a rischio ricollocazione.
È la fotografia che emerge dal Rapporto della Società geografica italiana “Paesaggi sommersi”.
“Rinaturalizzare il più possibile è una prospettiva che potrebbe essere efficace”, ha spiegato il presidente della Società geografica italiana, Claudio Cerreti, a patto però di una “netta inversione di tendenza”.
Al contempo occorre anche evitare i catastrofismi, “proponendo ai decisori politici un quadro equilibrato e, su quella base, possibili interventi di mitigazione dei problemi”.
La possibile scomparsa di molte spiagge italiane avrà anche ripercussioni di tipo economico: una perdita attesa di circa 30 miliardi di euro per il 2050 e di 80 miliardi per il 2100.
Quali sono le zone a rischio e quali le spiagge che potrebbero non esserci più a fine secolo?

Da Cagliari a Oristano, rischio spiagge sommerse per Poetto e Arborea
Gli scenari prevedono che in Sardegna nel 2100 sia il golfo di Cagliari sia quello di Oristano (insenatura della costa ovest dell’isola) potrebbero trasformarsi in un arcipelago costiero, con nuovi attracchi in quello che è oggi il maggior distretto agricolo dell’isola e il suo principale bacino cerealicolo.
La simulazione per il golfo di Cagliari dove si trova il Poetto, una delle spiagge cittadine maggiori d’Europa (ben 8 chilometri), nonché tra le più belle e frequentate dell’Isola, prevede la sommersione di un’area compresa tra 45 kmq e 60 kmq, con una penetrazione del mare fino a 12 km nell’entroterra.
Nel golfo di Oristano che ospita spiagge magnifiche come quella di Arborea e di Torregrande, l’estensione delle aree sommerse è stata valutata tra 86 kmq e 124 kmq con una ingressione marina fino a 10 km.

Alto Adriatico: Trieste la zona più esposta
Tra le aree interessate c’è l’Alto Adriatico, una delle aree europee di gran lunga più esposte, in tutte e tre le regioni: Friuli Venezia-Giulia, Veneto e Emilia-Romagna.
Nella zona è previsto un arretramento della linea di costa che si estende su tutto il Delta del Po, fino ai Colli Euganei e, nello scenario peggiore, addirittura a Ferrara.
Entro il 2050 lo scenario più è previsto nel Friuli-Venezia Giulia, in particolare nella zona di Trieste, la più colpita tra tutte le province italiane.
Anche la provincia di Rovigo si colloca tra quelle più in pericolo, per via dell’elevatissimo rischio di inondazioni che l’area del Delta del Po subisce per via della crisi climatica.

Sulla costa pugliese attenzione al Gargano
Una “marcata probabilità di inondazione” è segnalata anche per la costa pugliese intorno al Gargano, nell’area del Golfo di Manfredonia che arriva fino a Trani e include Barletta.

Nel Tirreno rischio inondazione per il Circeo
A rischio inondazione al 2100 anche diverse aree costiere nel Tirreno settentrionale e centrale che interessano Toscana, Lazio e Campania con tratti di costa importanti e territori densamente urbanizzati.
In Toscana si prevede il “contornamento” di Pisa già nello scenario al 2050 e di Grosseto al 2100 da parte delle acque marine, mentre nel Lazio le criticità si concentreranno a Fiumicino, inclusa la zona dell’aeroporto e a Ostia.
Più a sud si arriva al golfo di Gaeta, porzione di costa situata tra Lazio e Campania che si estende per circa 150 km e interessa San Felice Circeo, dove si trova il più antico parco nazionale (è stato istituto nel 1934)

(Riccardo Ferrazza su IlSole24Ore del 01/11/2025)

 
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →