Martedì 9 giugno 2026
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Per ogni bistecca venduta l'allevatore perde 47 cent

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Con l'aumento dei mangimi e dell'energia i costi alla stalla sono esplosi E non sono ancora arrivati i ristori stanziati per le perdite del 2020
Sei produttori di latte piangono gli allevatori di bovini da carne non ridono certamente. Dopo
gli incrementi di vendite registrati durante i lockdown i prezzi della bistecca sono tornati a scende-
re. Al punto che su ogni chilogrammo di manzo venduto gli allevatori contabilizzano una perdita di 47 centesimi. Per ogni manzo ingrassato ci rimettono la bellezza di 205 euro.
Il mercato aveva dato di recente segnali interessanti di miglioramento, vanificati però da due fattori concomitanti: l'ulteriore rincaro delle materie prime utilizzate per l'alimentazione bovina - vale a dire fieno e cereali - e il contemporaneo aumento dei costi energetici. Così, dopo una fiammata dei prezzi al bancone registrata tra fine 2021 ed inizio 2022, il bilancio è tornato in rosso. L'illusione è durata poco. «Molte aziende hanno diminuito la produzione, per effetto dei costi divenuti oramai insostenibili, i ristoranti hanno riaperto e, con il ritorno alla quasi normalità, c'è stata una ripresa dei prezzi dei bovini, che avevano recuperato in parte le perdite dello scorso anno», spiega a Libero il presidente di Italia Zootecnica, Fabiano Barbisan, in prima linea da anni nella difesa del settore. «La ripresa viene di fatto azzerata nel momento in cui gli allevatori si trovano a pagare le bollette di luce e gas, praticamente raddoppiate se non addirittura triplicate», aggiunge.
Senza contare che nel frattempo, stanno rincarando pure i costi di acquisto dei vitellini da ingrasso che arrivano quasi tutti dall'estero. «La Francia ha diminuito notevolmente le vacche nutrici», spiega Barbisan, «e il valore dei vitellini francesi che vengono acquistati dai nostri allevatori è
destinato ad aumentare erodendo così il piccolo margine registrato all'inizio del 2022». Questione
di settimane e la perdita per ogni chilo di carne venduta dagli allevatori tornerà ai livelli di ottobre 2021. Tutto questo mentre il prezzo al consumo della came di manzo è cresciuto del 3,8% su base
annua. Ma in questo andamento - è bene chiarirlo - le catene della grande distribuzione c'entrano
poco, tranne quando impongono sconti eccessivi. Gli allevatori di bovini vendono i capi ai macellatori che a loro volta rivendono le mezzene alle catene. E il mercato finale è fortemente influenzato dalle importazioni dall'estero, visto che tuttora una bistecca su due proviene da bovini nati e allevati fuori dall'Italia.
Ma la partita contabile per gli allevatori è ulteriormente peggiorata dal mancato incasso dei fondi stanziati dal governo per i danni legati all'epidemia. «L'Agea ha tuttora in cassa i ristori per il Covid da dicembre 2020», fa sapere Barbisan, «e non ha ancora trovato il software per calcolare quanto corrispondere agli allevatori che le perdite le hanno subite. Abbiamo inviato tre telegrammi di
protesta, senza avere risposta».
(Attilio Barbieri su Libero Quotidiano del 20/02/2022)
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