Giovedì 4 giugno 2026
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Peggiora l'alimentazione. I consigli ISS

U.E. - ITALIA
Notizia ·
La dieta degli italiani sta peggiorando. Secondo uno studio coordinato da Laura Rossi, direttrice del Reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’Istituto superiore di sanità, si registra un calo nella qualità complessiva dell’alimentazione e un aumento preoccupante del consumo di alimenti ultra-processati (Upf). Nonostante rappresentino solo il 6% del cibo consumato in termini di peso, questi prodotti forniscono il 23% dell’apporto energetico giornaliero.

Lo studio, pubblicato su Frontiers in Nutrition e ripreso da Adnkronos, ha analizzato l’evoluzione delle abitudini alimentari degli italiani negli ultimi 15 anni. Il quadro che emerge è chiaro: troppi cibi di origine animale, snack dolci e salati, alcol, e un’errata demonizzazione dei carboidrati. “Tendiamo a criminalizzare i carboidrati e a eccedere con alimenti voluttuari”, spiega Rossi. In questo contesto, gli adulti mostrano le abitudini peggiori, mentre le donne e gli anziani si distinguono per comportamenti più virtuosi.

Dieta italiana in peggioramento: i dati dello studio
La ricerca ha coinvolto 2.313 adulti e 290 anziani nel periodo 2005-2006, e 726 adulti e 156 anziani nel biennio 2018-2020, con una rappresentanza paritaria tra uomini e donne. I ricercatori hanno applicato due indicatori di riferimento: Adherence to Italian Dietary Guidelines Indicator (Aidgi) e World Index for Sustainability and Health (Wish2.0). I risultati? Entrambi i punteggi si fermano attorno al 50% del massimo teorico, segnalando ampi margini di miglioramento.

A distinguersi positivamente sono gli over 65, che negli anni hanno migliorato le loro scelte alimentari con un +5,6% (Aidgi) e +2,8% (Wish2.0). Gli adulti, invece, hanno registrato una flessione rispettivamente del -5,9% e -5,1%.

Alimenti ultra-processati: un quarto dell’energia arriva da loro
Secondo l’Iss, gli alimenti ultra-processati sono raddoppiati in termini di contributo calorico: dal 12% nel 2005-2006 al 23% nel 2018-2020. Tra i prodotti più comuni ci sono bevande zuccherate, snack dolci e salati, carne e pesce trasformati, piatti pronti, ma anche caramelle, cioccolatini e patatine.

“Il problema non è solo quanto siano lavorati, ma la loro qualità nutrizionale”, precisa Rossi. La categoria degli Upf è infatti molto eterogenea: se da un lato alcune alternative vegetali o cereali integrali possono avere un impatto positivo sulla salute, altri prodotti come bibite zuccherate e carni processate sono associati a rischi significativi.

Verso una strategia più sfumata: le 5 raccomandazioni Iss
L’Iss invita ad abbandonare un approccio binario, proponendo una strategia di salute pubblica più articolata che tenga conto della composizione, del contesto culturale e degli schemi di consumo. Ecco i cinque consigli principali:
- Non evitare tutti gli Upf indiscriminatamente, ma leggere sempre le etichette e preferire alimenti freschi.
- Scegliere Upf senza zuccheri aggiunti, con poco sale e meno additivi.
- Utilizzare gli Upf in modo oculato, evitando che diventino sostituti abituali dei cibi freschi.
- Ridurre gradualmente il consumo di bevande zuccherate o dolcificate.
- Fare attenzione a zucchero, sale e grassi saturi anche nei prodotti apparentemente non processati.

Lo studio rappresenta un campanello d’allarme per la salute pubblica e conferma l’urgenza di promuovere una cultura alimentare più consapevole e attenta alla qualità dei cibi.

(FoodAffairs.it)

 
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