Lunedì 29 giugno 2026
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Pena di morte per droga: 63 organizzazioni chiedono all'ONU di agire

MONDO
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In occasione della Giornata Mondiale contro l'Abuso e il Traffico Illecito di Droga del 26 giugno 2026 — che coincide anche con la Giornata d'Azione Globale "Support Don't Punish" — 63 organizzazioni nazionali, regionali e internazionali hanno sottoscritto un appello congiunto rivolto all'UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine), alla Commissione sulle droghe narcotiche (CND) e ai suoi Stati membri. La richiesta è netta: condannare senza ambiguità l'uso della pena di morte per i reati legati alla droga e adottare misure concrete per limitarne l'applicazione, in vista di una sua abolizione totale. Lo riporta Iran Human Rights, tra i firmatari della dichiarazione.

 

Secondo quanto denuncia il documento, la pena di morte per i reati di droga è tuttora in vigore in almeno 35 paesi del mondo ed è applicata principalmente in relazione alla coltivazione, alla produzione, al traffico e all'importazione o esportazione di sostanze controllate. Nel solo 2025, Amnesty International e Harm Reduction International hanno registrato 1.257 esecuzioni legate alla droga — pari al 46% di tutte le esecuzioni note a livello globale — in cinque paesi: Cina, Iran, Kuwait, Arabia Saudita e Singapore.

 

Le organizzazioni firmatarie puntano il dito contro il silenzio e l'inerzia degli organismi ONU preposti alla politica internazionale sulle droghe. Secondo la dichiarazione, tale atteggiamento è ormai insostenibile in un momento in cui le esecuzioni legate alla droga stanno raggiungendo livelli senza precedenti. Anzi, il mancato posizionamento contro questa pratica rischia di essere interpretato come tolleranza, o addirittura come complicità.

 

Il documento segnala anche che in diversi paesi la Giornata Mondiale contro la Droga viene utilizzata non per promuovere la cooperazione internazionale, bensì per legittimare politiche repressive. Le autorità iraniane, ad esempio, hanno ribadito in quella data la propria determinazione nella lotta ai trafficanti. In Cina, i tribunali — inclusa la Corte Suprema del Popolo — sfruttano regolarmente l'occasione per emanare linee guida sull'applicazione della pena capitale per reati di droga. Anche paesi come Algeria, Kuwait e Maldive hanno avviato iniziative legislative per estendere l'ambito di applicazione della pena di morte a questo tipo di reati.

 

Le 63 organizzazioni chiedono in particolare alla CND di inserire stabilmente nel proprio ordine del giorno un punto dedicato all'impatto delle politiche sulle droghe sui diritti umani. All'UNODC chiedono invece di includere i diritti umani nel proprio monitoraggio costante, anche attraverso un capitolo specifico nel Rapporto Mondiale sulla Droga pubblicato ogni anno il 26 giugno, e di garantire che la propria cooperazione con i paesi che mantengono la pena di morte non contribuisca — nemmeno indirettamente — alla condanna a morte di individui per reati connessi alla droga.

 

I firmatari si oppongono alla pena di morte in modo incondizionato e ribadiscono l'appello a tutti gli Stati che la mantengono affinché la aboliscano con urgenza. Non mancano, nel documento, segnali di speranza: il Vietnam ha abolito la pena di morte per otto reati, incluso il trasporto di droga, e la Malaysia, dopo aver eliminato la pena capitale obbligatoria nel luglio 2023, ha visto commutare oltre mille sentenze di morte grazie alla revisione giudiziaria successiva alla riforma.

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