Giovedì 5 novembre 2026
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Portabilità Fondi pensione. Quanto rischiano di perdere i risparmiatori. Cgil

U.E. - ITALIA
Notizia ·

La recente normativa sulla portabilità dei fondi pensione, entrata in vigore il 31 ottobre 2026, ha sollevato un acceso dibattito sulle reali conseguenze per il risparmio previdenziale dei lavoratori.

Secondo una simulazione dell’Osservatorio Previdenza della Cgil, il trasferimento della propria posizione da un fondo negoziale ad altre forme di previdenza complementare può comportare, nell’arco di 35 anni, una perdita potenziale che supera gli 86.000 euro. La riforma amplia la libertà di trasferire il montante accumulato, eliminando i precedenti vincoli contrattuali e includendo la possibilità di spostare anche il contributo del datore di lavoro verso fondi aperti, promossi da operatori finanziari, o piani individuali pensionistici (Pip) di matrice assicurativa.

A determinare divari così significativi sono innanzitutto i costi di gestione, monitorati dall’autorità pubblica Covip attraverso l’indicatore sintetico dei costi (Isc). Le commissioni mediamente più elevate applicate da fondi aperti e Pip erodono non solo il patrimonio disponibile nell’immediato, ma riducono in modo drastico la base patrimoniale su cui matureranno i rendimenti nei decenni successivi.

Per rendere l’impatto tangibile, l’Osservatorio Cgil ha ipotizzato il caso di un lavoratore con una retribuzione annua lorda di 30.000 euro, versamenti previdenziali annui per 2.373 euro (tra Tfr e quota personale) e un rendimento lordo annuo del 4% per tutte le forme pensionistiche. Già dopo dieci anni, il capitale ammonterebbe a 27.993 euro nel fondo negoziale, 26.659 euro nel fondo aperto e 25.818 euro nel Pip. Proiettando lo scenario su un orizzonte di 35 anni, il divario diventa enorme: il fondo negoziale raggiungerebbe i 165.925 euro, staccando il fondo aperto (fermo a 135.157 euro, per una perdita di 30.768 euro pari al 18,5% in meno) e il Pip (fermo a 121.553 euro, con un buco di 44.372 euro equivalente al 26,7% in meno rispetto al fondo di origine contrattuale). 

L’emorragia finanziaria si aggrava ulteriormente introducendo la variabile dirimente del contributo aziendale. La seconda simulazione aggiunge un versamento datoriale del 2% della retribuzione lorda, pari a 600 euro annui, destinato esclusivamente al fondo pensione negoziale. In questo scenario, dopo 35 anni il montante del fondo negoziale salirebbe a 207.878 euro. Ipotizzando il mancato percepimento di tale quota, il fondo aperto e il Pip resterebbero bloccati sui valori precedenti, generando per il lavoratore una minore ricchezza pari a 72.721 euro nel caso del fondo aperto e ben 86.325 euro nel caso del Pip. 

Sul fronte sindacale e istituzionale, la Cgil, affiancata da Cisl, Uil e diverse associazioni datoriali, contesta l’interpretazione per cui la nuova portabilità implichi un diritto incondizionato a trasferire anche i diritti contributivi regolati specificamente dai contratti collettivi. La segretaria confederale, Stefania Filetti, avverte del rischio sistemico che i risparmi defluiscano verso prodotti più onerosi, svuotando la funzione della previdenza negoziale e alimentando la mobilitazione sindacale indetta contro le politiche governative per il 20 novembre 2026. Il monito finale per i risparmiatori è dunque quello di non fermarsi ai rendimenti pubblicizzati, ma di soppesare attentamente l’Isc, le garanzie contrattuali, il comparto di investimento e l’impatto sulle quote datoriali prima di procedere a qualsiasi trasferimento, avvalendosi anche del comparatore ufficiale Covip. 

 

(CityWire Italia)

 

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