Prezzi alimentari +50% dall'inizio della crisi del costo della vita
Secondo quanto riporta AOL, i prezzi dei generi alimentari nel Regno Unito sono avviati a essere del 50% più alti entro novembre 2026 rispetto ai livelli di metà 2021, quando ebbe inizio la crisi del costo della vita. A rilevarlo è un'analisi dell'Energy and Climate Intelligence Unit (ECIU), think tank britannico specializzato in energia e clima.
Si tratta di quello che gli esperti definiscono un traguardo allarmante: la crescita dei prezzi registrata nei quasi vent'anni precedenti alla crisi verrebbe raggiunta in poco più di cinque anni, quasi quadruplicando il ritmo dell'inflazione alimentare.
All'origine di questa accelerazione vi è una combinazione di fattori: eventi meteorologici estremi legati ai cambiamenti climatici, perturbazioni nelle catene di fornitura globali e una prolungata esposizione alla volatilità dei mercati del petrolio e del gas. Prodotti di base come pasta, verdure surgelate, cioccolato, uova e carne bovina hanno già registrato aumenti tra il 50% e il 64%, mentre l'olio d'oliva ha segnato un rincaro del 113%. L'ECIU sottolinea come questi aumenti riflettano la sensibilità di tali prodotti ai prezzi dell'energia, ai costi dei fertilizzanti sintetici e agli impatti climatici — siccità, alluvioni e ondate di calore — sia nel territorio britannico che nelle principali aree di importazione.
Cinque alimenti particolarmente esposti alle variazioni climatiche — burro, latte, carne bovina, cioccolato e caffè — sono stati responsabili di gran parte delle pressioni più recenti sull'inflazione alimentare, con prezzi cresciuti oltre quattro volte più velocemente rispetto agli altri prodotti alimentari. Complessivamente, le spese alimentari delle famiglie sono aumentate in media di 605 sterline nel biennio 2022-2023.
Aggiustando i dati rispetto ai salari medi, i prezzi del cibo sono comunque cresciuti dell'11% dall'inizio della crisi, aggravando ulteriormente la pressione sui bilanci domestici già gravati da aumenti in altri costi fissi quali energia (+36%), acqua (+25%) e assicurazioni (+19%).
Gli ultimi dati Worldpanel di Numerator mostrano che i prezzi della spesa sono attualmente il 3,8% più alti rispetto a un anno fa, con le famiglie avvertite che le ricadute del conflitto in Medio Oriente non si sono "ancora" riversate sugli scaffali dei supermercati.
Anna Taylor, direttrice esecutiva della Food Foundation, avverte che un simile aumento dei prezzi non lascia alle famiglie con i redditi più bassi altra scelta che tagliare proprio sul cibo. Le conseguenze pratiche sono già visibili: pasti saltati, bambini che patiscono la fame, aumento delle malattie legate all'alimentazione, con ricadute anche sul mercato del lavoro e sul sistema sanitario nazionale.
Sul fronte degli sprechi alimentari, i dati del Waste and Resources Action Programme (Wrap) indicano che lo spreco auto-dichiarato per quattro prodotti chiave — pane, latte, pollo e patate — è sceso dal 21% al 18,8% rispetto al 2024, segnale che i consumatori si stanno adattando ai prezzi più alti. Tuttavia, la preoccupazione per lo spreco alimentare si colloca solo al quinto posto tra le principali apprensioni dei consumatori, dopo i prezzi del cibo, la salubrità della dieta, il benessere animale e il consumo di alimenti trasformati o ultra-processati.