RSA non profit in allarme: fondi una tantum, tariffe ferme e domanda in crescita
Anche le organizzazioni non profit che gestiscono Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) alzano la voce e si rivolgono alle istituzioni con un appello urgente. Come riporta La Stampa, il settore denuncia una situazione sempre più insostenibile: i finanziamenti disponibili sono quasi esclusivamente di natura straordinaria e non ripetibile, le tariffe riconosciute dagli enti pubblici sono ferme a parametri ormai superati rispetto ai costi reali di gestione, mentre le richieste di accesso alle strutture non smettono di crescere.
La pressione del comparto non profit si aggiunge a quella già espressa da tempo dagli enti gestori a carattere profit, delineando una crisi che attraversa trasversalmente l'intero sistema delle cure residenziali per anziani e persone non autosufficienti. Il settore chiede a Regioni e governo un intervento strutturale e stabile, non interventi tampone, per garantire la continuità dei servizi assistenziali.
Il quadro di contesto è noto: secondo il 7° Rapporto dell'Osservatorio Long Term Care del Cergas-SDA Bocconi, le RSA italiane riescono oggi a soddisfare appena il 7,6% dei bisogni reali della popolazione non autosufficiente — circa la metà della media dei Paesi OCSE — a fronte di oltre quattro milioni di anziani non autosufficienti nel Paese. Le tariffe riconosciute dal Servizio Sanitario Nazionale si attestano mediamente tra i 40 e i 50 euro al giorno per paziente, una cifra che molti operatori considerano inadeguata a coprire i costi effettivi, in particolare dopo i rinnovi contrattuali del personale e l'aumento dei costi energetici.
A livello territoriale, la situazione è documentata in più regioni. In Piemonte, i fondi regionali — pur aumentati fino a 300 milioni di euro — non riescono a coprire le richieste, e gli accordi sugli aggiornamenti tariffari promessi dalla Regione ai gestori sono rimasti inattuati. In Lombardia, i sindacati denunciano che le famiglie continuano a pagare rette superiori ai 2.000 euro mensili, senza che i finanziamenti pubblici aggiuntivi si traducano in un contenimento reale dei costi a loro carico. Diverse commissioni consiliari regionali hanno avviato audizioni e richieste di monitoraggio, ma senza ancora produrre risposte strutturali.
Il nodo centrale resta la natura dei finanziamenti: erogazioni straordinarie e una tantum che non consentono alle strutture di programmare investimenti, assumere personale stabile o aggiornare i propri modelli organizzativi. Le organizzazioni non profit, che gestiscono una quota rilevante delle RSA italiane, chiedono che le tariffe vengano aggiornate sulla base dei costi standard reali e che il sistema di finanziamento pubblico venga reso certo e continuativo, abbandonando la logica dell'emergenza.