Lunedì 7 settembre 2026
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Sanità, l'Europa riscrive le regole: chi decide e come. L'Italia resta indietro

EUROPA
Notizia ·

Diversi paesi europei stanno riformando in profondità la governance dei loro sistemi sanitari, spostando l'attenzione dalla semplice quantità di risorse da investire a una domanda più politica: chi decide, e con quale obiettivo. È quanto emerge da un'analisi pubblicata da Mondosanità, che passa in rassegna i modelli adottati o in via di adozione da Scozia, Germania, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Francia, mettendoli a confronto con la situazione italiana.

 

In Scozia è in arrivo un accorpamento drastico degli enti di governo territoriale della sanità: i 14 Territorial Health Boards attualmente esistenti verranno sostituiti da due soli Strategic Health Boards, uno per l'area Est e uno per l'area Ovest del paese. L'obiettivo dichiarato è ridurre le duplicazioni di funzioni e semplificare le catene decisionali che negli anni si erano moltiplicate.

La Germania ha scelto una strada diversa, introducendo le cosiddette Leistungsgruppen, gruppi di prestazioni che i Länder assegnano ai singoli ospedali sulla base di criteri di qualità stabiliti a livello nazionale. In questo modo non è più ogni struttura a decidere autonomamente quali servizi offrire, ma è un sistema di classificazione condiviso a stabilire chi può erogare cosa, in base a standard qualitativi verificabili.

 

Il caso danese è probabilmente il più articolato tra quelli analizzati. Copenaghen ha ridisegnato la mappa amministrativa creando 4 Regioni e 17 nuovi Health Councils, organismi in cui regioni e comuni collaborano in modo vincolante per pianificare e sviluppare i servizi sanitari a livello locale. La riforma prevede inoltre lo stanziamento di 4,4 miliardi di corone danesi destinati all'assistenza di prossimità entro il 2030, insieme alla creazione di una piattaforma digitale nazionale, Digital Sundhed Danmark (Digital Health Denmark), che riunirà le principali infrastrutture informatiche sanitarie oggi gestite separatamente da enti diversi, con l'obiettivo di rendere più coerente la circolazione dei dati tra ospedali, medici di base e territorio.

 

Sul fronte nordico, la Finlandia ha già completato dal 2023 il trasferimento dei servizi sanitari e sociali alle nuove Wellbeing Services Counties, enti territoriali pensati per superare la frammentazione tra assistenza sanitaria e assistenza sociale. La Norvegia, dal suo lato, punta a costruire quello che le autorità definiscono un "servizio sanitario comune" (Vår felles helsetjeneste), un modello che dovrebbe superare le storiche fratture organizzative tra ospedali e assistenza territoriale, integrando meglio i due livelli di cura.

 

Anche la Francia si è mossa in questa direzione: da giugno 2026 è attivo un Comitato strategico sulla trasformazione ospedaliera, che lavora sui criteri di appropriatezza delle cure e sulla cooperazione tra strutture attraverso i Groupements hospitaliers de territoire, raggruppamenti di ospedali pubblici pensati per coordinare l'offerta sanitaria su scala territoriale evitando sovrapposizioni.

 

Guardando a questi esempi, l'autore dell'analisi propone per l'Italia un modello di governance su tre livelli — nazionale, di area vasta e locale — come possibile via per superare la frammentazione che ancora caratterizza il Servizio sanitario nazionale, organizzato su base regionale con ampie disparità tra territori. Il testo richiama in particolare il DM77, il decreto ministeriale del 2022 che ha definito modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale, introducendo strutture come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità. Secondo l'analisi, il provvedimento ha indicato dove collocare fisicamente la sanità territoriale, ma non ha ancora chiarito in modo compiuto chi debba effettivamente governarla, lasciando aperta una questione che i paesi europei citati stanno invece affrontando con riforme strutturali della governance.

 

Come riporta Mondosanità, il filo comune che lega queste esperienze europee è lo spostamento del dibattito pubblico dal tema del finanziamento a quello, più politico, delle responsabilità decisionali: non basta stabilire quante risorse destinare alla sanità, ma occorre definire con chiarezza chi ha il potere di decidere come impiegarle e con quali obiettivi di qualità e accesso alle cure.

 

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