Venerdì 5 giugno 2026
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Separazione delle carriere, via libera alla Camera. Ora il Senato. Refendum in primavera

U.E. - ITALIA
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La Camera dei deputati ha approvato in terza lettura la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Si tratta di un passaggio cruciale, che però non chiude l’iter parlamentare: il provvedimento dovrà affrontare entro la fine dell’anno un’ultima votazione al Senato. Non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi necessaria per blindare il testo, la riforma sarà comunque sottoposta a referendum confermativo, previsto per la primavera 2026.

La misura introduce cambiamenti significativi. Oggi i magistrati possono scegliere all’inizio della carriera se intraprendere il percorso da giudici o da pubblici ministeri, con la possibilità, rara e limitata ai primi dieci anni, di passare dall’una all’altra funzione. Con la riforma questa opzione verrebbe eliminata, stabilendo due percorsi separati e senza interscambi.

Il disegno di legge prevede inoltre la nascita di due distinti Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i PM, al posto dell’attuale organo unico di autogoverno. Terzo pilastro è l’istituzione di un’Alta corte disciplinare, che subentrerebbe al Csm nelle competenze sanzionatorie nei confronti di entrambe le categorie.

Sul piano politico, la riforma ha riacceso lo scontro tra maggioranza e opposizione. Per il governo si tratta di un intervento destinato a riequilibrare i rapporti tra magistratura e politica, restituendo imparzialità al sistema. Giorgia Meloni mercoledì ha definito il ddl uno strumento per “liberare la magistratura dalla degenerazione delle correnti” e per “scardinare i sistemi di potere che hanno trasformato l’Italia in una palude per i cittadini per bene”.
Durissima invece la posizione dell’Associazione nazionale magistrati, che ha già avviato un comitato per il “no” in vista del referendum. Il presidente Cesare Parodi ha attaccato la riforma, sostenendo che “non incide minimamente sulla qualità della giustizia” ma rischia di “compromettere l’equilibrio tra i poteri dello Stato”. Parodi ha ricordato inoltre che “in tutti i Paesi in cui c’è stata la separazione delle carriere, il pubblico ministero è finito, in forme diverse, sotto l’esecutivo”.

(da Euractiv - Alessio Peretti  del 18/09/2025)

 
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