Il sostegno alla decriminalizzazione degli psichedelici resta al palo
Nonostante due anni di intensa attività legislativa e una crescente copertura mediatica, il consenso dell'opinione pubblica americana alla decriminalizzazione degli psichedelici non si è mosso di un millimetro. È quanto emerge dalla seconda edizione del Berkeley Psychedelics Survey, condotta dall'UC Berkeley Center for the Science of Psychedelics (BCSP) su un campione rappresentativo di 1.577 elettori statunitensi registrati, intervistati tra il 16 e il 28 aprile 2025.
Come riporta High Times, il dato più significativo riguarda proprio la decriminalizzazione dell'uso e del possesso personale: il sostegno è rimasto fermo attorno al 25-28% degli elettori, con una variazione di appena un punto percentuale rispetto al sondaggio del 2023 — statisticamente irrilevante. Nel frattempo, la metà degli americani e oltre approva che sia più facile per gli scienziati studiare queste sostanze (63%, +14 punti rispetto al 2023), mentre il sostegno all'accesso terapeutico regolamentato e alla disponibilità su prescrizione medica è cresciuto rispettivamente di 10 e 12 punti percentuali.
Il quadro che emerge è quindi nettamente spaccato: cresce il favore verso un utilizzo controllato, clinico e mediato da professionisti della salute, mentre l'idea di togliere semplicemente le sanzioni penali per chi usa psichedelici nella propria vita privata lascia fredda la grande maggioranza degli elettori. Il report del BCSP sintetizza efficacemente la situazione: l'accesso regolamentato con salvaguardie sulla sicurezza guadagna terreno, quello non regolamentato no.
Il divario si fa ancora più netto quando agli intervistati si chiede chi dovrebbe poter accedere a queste sostanze. Per veterani, persone con depressione, dipendenze o in fase terminale di vita, la maggioranza degli elettori è favorevole a un accesso terapeutico regolamentato. Per gli adulti over 21 che semplicemente volessero usarli, solo il 26% sostiene la decriminalizzazione, mentre il 26% ritiene che debba restare illegale.
Resta poi un problema di stigma sociale. Oltre un terzo degli intervistati considera gli psichedelici "fonte di dipendenza", e circa un quarto descrive chi li usa come "irresponsabile" o "tossicodipendente". Allo stesso tempo, le percezioni più comuni degli utilizzatori sono "mente aperta" (48%) e "creativo" (37%): un'immagine pubblica frammentata, sospesa tra curiosità e diffidenza.
Sul fronte della fiducia nelle fonti informative, nessuna categoria ottiene un'approvazione schiacciante: i professionisti della salute mentale sono i più credibili, ma solo il 30% degli elettori li considera "molto affidabili" sul tema degli psichedelici.
Il sondaggio registra anche un aumento della "prossimità" agli psichedelici: il 57% degli elettori ha usato personalmente queste sostanze o conosce qualcuno che lo ha fatto, contro il 53% del 2023. La crescita è particolarmente marcata tra gli elettori neri (+15 punti), gli ultra65enni e i conservatori — categorie che storicamente si trovavano sotto la media nazionale per esposizione al tema.
Sul versante politico-istituzionale, il sondaggio arriva in un momento di insolita vivacità legislativa: una coalizione bipartisan di 32 membri del Congresso ha chiesto alle autorità sanitarie federali di accelerare la revisione delle terapie a base di psichedelici, mentre FDA e Dipartimento della Salute hanno annunciato misure per accelerare l'accesso terapeutico per pazienti con gravi disturbi mentali. Il presidente Trump ha già firmato un ordine esecutivo focalizzato sull'espansione della ricerca su questi trattamenti.