Truffa in Borsa a Istanbul: 450mila risparmiatori coinvolti
Una vasta inchiesta giudiziaria ha travolto la Borsa di Istanbul dopo che l'autorità turca di vigilanza sui mercati, la Sermaye Piyasasi Kurulu (Spk), ha accertato operazioni di manipolazione su titoli come Katilimevim, Gündogdu Gida e Destek Finans Faktoring. Secondo quanto ricostruito da diverse testate internazionali, tra cui Milano Finanza ed Euronews, il meccanismo alla base dello scandalo sarebbe il più classico: gonfiare artificialmente il valore di azioni poco liquide per poi scaricarle sul mercato, provocando il collasso dei fondi quando sono mancati acquirenti disposti a rilevarle.
La Spk ha disposto la liquidazione di 131 fondi gestiti da sette società di gestione del risparmio (Tera, Pusula, Hedef, Atlas, A1 Capital, Pardus e Bulls Portfolio), coinvolgendo secondo i dati ufficiali del registro centrale Merkezi Kayıt Kuruluşu circa 455.758 investitori, per una massa finanziaria che supera i 18 miliardi di dollari. Il ministro delle finanze turco Mehmet Şimşek ha stimato il valore complessivo dei fondi coinvolti in 18,3 miliardi di dollari, assicurando che l'area problematica è stata isolata e rappresenta solo una minima parte del settore.
La crisi è esplosa dopo che alcuni fondi, in particolare quelli gestiti da Tera Portföy e Pusula Portföy, non sono riusciti a onorare le richieste di rimborso dei risparmiatori: i gestori detenevano quote troppo elevate in azioni difficili da vendere rapidamente, e una liquidazione massiccia avrebbe fatto crollare ulteriormente i prezzi, riducendo ancora di più il denaro disponibile per i rimborsi. Il ramo di gestione fondi di Tera Yatırım aveva già segnalato il 16 settembre di non essere riuscito a effettuare alcuni pagamenti dovuti agli investitori in uscita da due dei suoi fondi, mentre anche Pusula Portföy aveva denunciato ritardi analoghi.
La magistratura di Istanbul ha disposto la custodia cautelare per cinque figure di primo piano della finanza turca: Emre Tezmen, presidente e fondatore di Tera Yatirim Holding, le cui azioni erano salite di quasi il 40.000% dalla quotazione del 2022; Emre Alkin, membro del consiglio di amministrazione della stessa società; Kerem Alkin, ex ambasciatore turco presso l'Ocse e consigliere indipendente di Tera; Alper Öztürk, direttore generale di Tera Portföy; e Serdar Turhan, presidente di Pusula Holding. Tezmen, fermato per la prima volta il 19 settembre, ha respinto le accuse parlando di un «attacco speculativo pianificato e organizzato» ai danni della sua società, sostenendo che si trattasse solo di una difficoltà di liquidità temporanea.
Il bilancio complessivo degli indagati è salito nel frattempo a 76 persone, dopo che il ministro della giustizia turco Akın Gürlek ha reso noto che altre 45 risultano già arrestate, tra cui Erkan Kilimci, ex vicegovernatore della Banca centrale turca. Le indagini, partite da un'analisi della Spk sulle transazioni relative a Katilimevim, società attiva nel finanziamento del risparmio a interessi zero, si sono poi estese ad altre società quotate e ad altri gestori del risparmio. Un filone parallelo dell'inchiesta ha portato anche al blocco di centinaia di account social accusati di aver diffuso contenuti speculativi capaci di generare panico tra gli investitori, e a ulteriori arresti per manipolazione dei mercati tramite social media.
Le autorità turche hanno affidato la gestione delle procedure di liquidazione a İşbank, per i fondi di Tera, e alla banca statale Ziraat Bank per gli altri gruppi coinvolti: gli investitori dovranno attendere fino a sei mesi prima di conoscere quanto riusciranno effettivamente a recuperare dei propri risparmi.