Udine, Elena Tuniz assolta dall'accusa di guida sotto effetto di droga
Assolta perchè il fatto non sussiste. Questo il verdetto pronunciato dal giudice del tribunale di Udine Mauro Qualizza - accogliendo la richiesta della pm Marzia Gaspardis - nel processo per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti a carico di Elena Tuniz, insegnante trentatreenne di Corno di Rosazzo finita al centro di una vicenda dai contorni incredibili.
Tutto era iniziato con l’incidente automobilistico che l’aveva coinvolta il 7 gennaio 2025, sulla strada di ritorno dal lavoro: incidente dovuto - come avrebbero poi scoperto i medici - a un attacco epilettico, patologia diagnosticata alla donna proprio a seguito del ricovero in ospedale. Dove però gli accertamenti avevano fatto emergere anche una sospetta positività al THC, il principio attivo della cannabis. Circostanza costata a Tuniz sia la sospensione della patente che il procedimento penale. E che aveva avuto anche pesanti effetti sulla sua vita personale, con la perdita del posto a tempo indeterminato a scuola, e la necessità di abbandonare il lavoro anche da parte del marito.
Elena Tuniz: “Ero fiduciosa che andasse tutto bene e sono contenta che la giustizia ha fatto il suo corso. Dovrò rifare il concorso e lo rifarò e spero che vada tutto bene e questa volta che io possa farlo tranquillamente”.
Tuniz era stata rinviata a giudizio in base al nuovo articolo 187 del Codice della strada, entrato in vigore poche settimane prima dell'incidente. E che prevede fino a due anni di carcere e 12 mila euro di multa per chi risulta positivo a un test antidroga dopo un incidente, senza bisogno di dimostrare un’effettiva alterazione alla guida.
Un problema soprattutto per i cannabinoidi, rilevabili fino a 80 ore dopo l’uso o a causa di falsi positivi. Circostanze messe in luce da un esperto chiamato a testimoniare dall'avvocato della donna, Raffaele Minieri: “È un risultato a cui siamo giunti grazie anche all'ausilio delle competenze del mondo scientifico e questo dovrebbe farci riflettere tutti sul motivo per cui siamo qui” - afferma il legale.
Fuori dal tribunale prima dell’udienza c’è stato un presidio a sostegno di Elena Tuniz convocato dall’associazione “Meglio legale”, che aveva portato la vicenda della donna all’attenzione nazionale, assumendolo come procedimento pilota per contestare gli effetti della nuova disciplina e le sue ricadute sui diritti delle persone coinvolte.