Uk - Aborto e morte assistita, due votazioni 'secondo coscienza' cambiano il Regno
I deputati britannici nel giro di pochi giorni sono stati chiamati a votare per due volte non secondo l’affiliazione di partito ma in linea con le loro convinzioni etiche e religiose su due temi etici di grandissima importanza
La settimana scorsa la Gran Bretagna è cambiata in modo sostanziale. Mentre l’attenzione di molti era puntata sugli eventi in Medio Oriente, il Parlamento britannico ha approvato due leggi su due temi delicati e controversi: aborto e morte assistita. Per la prima volta nella storia di Westminster, i deputati nel giro di pochi giorni sono stati chiamati a votare per due volte “secondo coscienza”, cioè senza affiliazione di partito ma in linea con le loro convinzioni etiche e religiose.
La depenalizzazione dell’aborto
Il primo voto, un emendamento al Crime and Policing Bill, passato con una forte maggioranza di 242 voti, ha depenalizzato l’aborto in Inghilterra e in Galles, introducendo il cambiamento più radicale da quasi 60 anni.
Dal 1967 infatti, data dell’approvazione dell’Abortion Act, l’aborto era illegale ma permesso entro le 24 settimane di gestazione e in alcuni casi eccezionali, come pericolo di vita per la madre, oltre quella soglia temporale. Quindi la polizia aveva l’obbligo di indagare su donne che optavano per un aborto tardivo anche se a causa di malformazione del feto o rischi alla salute della madre. Ora con l’approvazione dell’emendamento, sostenuto anche dalle associazioni dei medici, ostetrici e ginecologi, l’aborto è depenalizzato e la polizia non potrà più intervenire. Il cambiamento, secondo un sondaggio YouGov, è sostenuto dall’88% degli interpellati.
Paletti per la morte assistita
Venerdì 20 giugno, con una maggioranza molto più ristretta di soli 23 voti i deputati hanno approvato un disegno di legge che concede il diritto alla morte assistita in Gran Bretagna per la prima volta. Dopo mesi di acceso dibattito in Parlamento, accorati appelli pro e contro e testimonianze di malati terminali, i deputati hanno votato a favore per 314 contro 291 voti.
Il disegno di legge, che ora passa al vaglio della Camera dei Lord, prevede che persone con una malattia terminale e meno di sei mesi di vita possano essere aiutate a morire per mettere fine alle loro sofferenze.
La legge stabilisce una serie di salvaguardie per prevenire eventuali abusi o coercizione: si può procedere solo con l’approvazione di due medici e di una commissione formata da uno psichiatra, un assistente sociale e un esperto legale.
Voto secondo coscienza
Il premier laburista Keir Starmer ha votato a favore, ma i deputati come nel caso dell’emendamento sull’aborto erano liberi di votare secondo coscienza. Numerosi ministri, tra cui i responsabili di Sanità e Giustizia per motivi religiosi hanno votato contro, mentre diversi deputati conservatori hanno votato a favore. Altri hanno espresso preoccupazione per il cambiamento nel ruolo dello Stato che ora avrà “il potere di scegliere chi muore.”
La legge “corregge le profonde ingiustizie dello status quo e offre una scelta compassionevole e sicura ai malati terminali che la vogliono”, ha spiegato Kim Leadbeater, la deputata laburista che ha proposto il disegno di legge e guidato la campagna a favore del “diritto di morire con dignità”.
(Nicol Degli Innocenti su IlSole24Ore del 21/06/2025)
La settimana scorsa la Gran Bretagna è cambiata in modo sostanziale. Mentre l’attenzione di molti era puntata sugli eventi in Medio Oriente, il Parlamento britannico ha approvato due leggi su due temi delicati e controversi: aborto e morte assistita. Per la prima volta nella storia di Westminster, i deputati nel giro di pochi giorni sono stati chiamati a votare per due volte “secondo coscienza”, cioè senza affiliazione di partito ma in linea con le loro convinzioni etiche e religiose.
La depenalizzazione dell’aborto
Il primo voto, un emendamento al Crime and Policing Bill, passato con una forte maggioranza di 242 voti, ha depenalizzato l’aborto in Inghilterra e in Galles, introducendo il cambiamento più radicale da quasi 60 anni.
Dal 1967 infatti, data dell’approvazione dell’Abortion Act, l’aborto era illegale ma permesso entro le 24 settimane di gestazione e in alcuni casi eccezionali, come pericolo di vita per la madre, oltre quella soglia temporale. Quindi la polizia aveva l’obbligo di indagare su donne che optavano per un aborto tardivo anche se a causa di malformazione del feto o rischi alla salute della madre. Ora con l’approvazione dell’emendamento, sostenuto anche dalle associazioni dei medici, ostetrici e ginecologi, l’aborto è depenalizzato e la polizia non potrà più intervenire. Il cambiamento, secondo un sondaggio YouGov, è sostenuto dall’88% degli interpellati.
Paletti per la morte assistita
Venerdì 20 giugno, con una maggioranza molto più ristretta di soli 23 voti i deputati hanno approvato un disegno di legge che concede il diritto alla morte assistita in Gran Bretagna per la prima volta. Dopo mesi di acceso dibattito in Parlamento, accorati appelli pro e contro e testimonianze di malati terminali, i deputati hanno votato a favore per 314 contro 291 voti.
Il disegno di legge, che ora passa al vaglio della Camera dei Lord, prevede che persone con una malattia terminale e meno di sei mesi di vita possano essere aiutate a morire per mettere fine alle loro sofferenze.
La legge stabilisce una serie di salvaguardie per prevenire eventuali abusi o coercizione: si può procedere solo con l’approvazione di due medici e di una commissione formata da uno psichiatra, un assistente sociale e un esperto legale.
Voto secondo coscienza
Il premier laburista Keir Starmer ha votato a favore, ma i deputati come nel caso dell’emendamento sull’aborto erano liberi di votare secondo coscienza. Numerosi ministri, tra cui i responsabili di Sanità e Giustizia per motivi religiosi hanno votato contro, mentre diversi deputati conservatori hanno votato a favore. Altri hanno espresso preoccupazione per il cambiamento nel ruolo dello Stato che ora avrà “il potere di scegliere chi muore.”
La legge “corregge le profonde ingiustizie dello status quo e offre una scelta compassionevole e sicura ai malati terminali che la vogliono”, ha spiegato Kim Leadbeater, la deputata laburista che ha proposto il disegno di legge e guidato la campagna a favore del “diritto di morire con dignità”.
(Nicol Degli Innocenti su IlSole24Ore del 21/06/2025)
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