UK. Rientro nel programma Erasmus. Londra si riavvicina alla Ue
Un «grande passo avanti»: così la Commissione Europea ieri ha definito l’accordo che consente alla Gran Bretagna di tornare a far parte del programma di scambio di studenti Erasmus+ per la prima volta dopo Brexit. A partire dal 2027, decine di migliaia di giovani italiani, europei e britannici potranno di nuovo studiare o fare esperienze lavorative sia nei Paesi Ue che nel Regno Unito.
«É una vittoria enorme per i giovani, perché non si tratta solo di viaggiare ma anche di acquisire competenze per il futuro, di avere successo negli studi e di offrire alla prossima generazione le migliori opportunità possibili», ha dichiarato Nick Thomas-Symonds, il responsabile dei rapporti con la Ue del Governo britannico, che ha negoziato l’accordo assieme al vicepresidente della Commissione Ue Maroš Šef?ovi?. «L’intesa dimostra che la nostra nuova collaborazione con la Ue sta funzionando», ha aggiunto Thomas-Symonds. L’accordo rappresenta un passo importante nel cauto percorso di riavvicinamento di Londra a Bruxelles avviato dal premier Keir Starmer.
Il partito laburista si era impegnato a ripristinare il programma Erasmus+ nel programma elettorale presentato in vista del voto del 2024 e ieri ha potuto mantenere la promessa.
Dopo il referendum del 2016 che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, l’allora premier Boris Johnson aveva deciso di uscire dal programma Erasmus, definito troppo costoso, e aveva promesso di sostituirlo con il programma Turing, che però non è mai decollato.
Tornare in Erasmus+ costerà 570 milioni di sterline nell’anno accademico 2027/28, ha fatto sapere il ministero dell’Istruzione britannico, sottolineando di avere ottenuto uno “sconto” del 30% rispetto al costo dell’adesione al programma per Paesi non-Ue.
Gli studenti universitari britannici potranno quindi scegliere di passare un anno del loro corso di laurea in un’università europea senza pagare rette o tasse aggiuntive, e viceversa: gli studenti europei potranno frequentare le università britanniche per un anno pagando le stesse rette dei cittadini.
Il programma Erasmus, partito nel 1987 come scambio di studenti universitari, ha avuto un grande successo: solo gli italiani che hanno partecipato nell’ultimo decennio sono oltre un milione. Più di recente Erasmus+, che ha un budget di 26 miliardi di euro per il periodo 2021-27, è stato ampliato al mondo del lavoro, coprendo stage, periodi di apprendistato e corsi di formazione.
Prima di Brexit la Gran Bretagna era una calamita per gli studenti europei: per ogni giovane britannico che andava in un Paese Ue, almeno tre europei si trasferivano nel Regno Unito. Dopo Brexit, il numero di studenti europei che hanno scelto le università britanniche è crollato di oltre il 50% perché le rette sono più che triplicate.
L’annuncio è stato accolto favorevolmente sia dalle associazioni di docenti che di studenti universitari. Si tratta di «un enorme passo avanti nei nostri rapporti con la Ue e offrirà opportunità che cambieranno la vita di migliaia di studenti», ha detto Vivienne Stern, chief executive di Universities UK.
«Da quando il Regno Unito ha lasciato il programma il numero di studenti britannici in Europa è crollato, così come il numero di europei in Gran Bretagna – ha detto Alex Stanley, vicepresidente della National Union of Students -. Ora però tutti gli studenti potranno di nuovo avere una esperienza più completa».
Oltre all’annuncio su Erasmus, il comunicato congiunto diffuso ieri da Londra e Bruxelles sottolinea l’impegno a continuare la collaborazione avviata al vertice bilaterale del maggio scorso a Londra e in particolare a concludere i negoziati sulla mobilità dei giovani professionisti e sulla creazione di uno spazio sanitario e fitosanitario comune prima del prossimo summit Regno Unito-Ue che avrà luogo a Bruxelles nel 2026. Le due parti hanno anche concordato di avviare negoziati sull’integrazione del mercato elettrico.
(Nicol Degli Innocenti su Il Sole24Ore del 18/12/2025)
«É una vittoria enorme per i giovani, perché non si tratta solo di viaggiare ma anche di acquisire competenze per il futuro, di avere successo negli studi e di offrire alla prossima generazione le migliori opportunità possibili», ha dichiarato Nick Thomas-Symonds, il responsabile dei rapporti con la Ue del Governo britannico, che ha negoziato l’accordo assieme al vicepresidente della Commissione Ue Maroš Šef?ovi?. «L’intesa dimostra che la nostra nuova collaborazione con la Ue sta funzionando», ha aggiunto Thomas-Symonds. L’accordo rappresenta un passo importante nel cauto percorso di riavvicinamento di Londra a Bruxelles avviato dal premier Keir Starmer.
Il partito laburista si era impegnato a ripristinare il programma Erasmus+ nel programma elettorale presentato in vista del voto del 2024 e ieri ha potuto mantenere la promessa.
Dopo il referendum del 2016 che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, l’allora premier Boris Johnson aveva deciso di uscire dal programma Erasmus, definito troppo costoso, e aveva promesso di sostituirlo con il programma Turing, che però non è mai decollato.
Tornare in Erasmus+ costerà 570 milioni di sterline nell’anno accademico 2027/28, ha fatto sapere il ministero dell’Istruzione britannico, sottolineando di avere ottenuto uno “sconto” del 30% rispetto al costo dell’adesione al programma per Paesi non-Ue.
Gli studenti universitari britannici potranno quindi scegliere di passare un anno del loro corso di laurea in un’università europea senza pagare rette o tasse aggiuntive, e viceversa: gli studenti europei potranno frequentare le università britanniche per un anno pagando le stesse rette dei cittadini.
Il programma Erasmus, partito nel 1987 come scambio di studenti universitari, ha avuto un grande successo: solo gli italiani che hanno partecipato nell’ultimo decennio sono oltre un milione. Più di recente Erasmus+, che ha un budget di 26 miliardi di euro per il periodo 2021-27, è stato ampliato al mondo del lavoro, coprendo stage, periodi di apprendistato e corsi di formazione.
Prima di Brexit la Gran Bretagna era una calamita per gli studenti europei: per ogni giovane britannico che andava in un Paese Ue, almeno tre europei si trasferivano nel Regno Unito. Dopo Brexit, il numero di studenti europei che hanno scelto le università britanniche è crollato di oltre il 50% perché le rette sono più che triplicate.
L’annuncio è stato accolto favorevolmente sia dalle associazioni di docenti che di studenti universitari. Si tratta di «un enorme passo avanti nei nostri rapporti con la Ue e offrirà opportunità che cambieranno la vita di migliaia di studenti», ha detto Vivienne Stern, chief executive di Universities UK.
«Da quando il Regno Unito ha lasciato il programma il numero di studenti britannici in Europa è crollato, così come il numero di europei in Gran Bretagna – ha detto Alex Stanley, vicepresidente della National Union of Students -. Ora però tutti gli studenti potranno di nuovo avere una esperienza più completa».
Oltre all’annuncio su Erasmus, il comunicato congiunto diffuso ieri da Londra e Bruxelles sottolinea l’impegno a continuare la collaborazione avviata al vertice bilaterale del maggio scorso a Londra e in particolare a concludere i negoziati sulla mobilità dei giovani professionisti e sulla creazione di uno spazio sanitario e fitosanitario comune prima del prossimo summit Regno Unito-Ue che avrà luogo a Bruxelles nel 2026. Le due parti hanno anche concordato di avviare negoziati sull’integrazione del mercato elettrico.
(Nicol Degli Innocenti su Il Sole24Ore del 18/12/2025)
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