USA deportano migranti messicani in Guatemala e Honduras
Gli Stati Uniti hanno cambiato strategia nelle deportazioni di cittadini messicani, inviandoli non più direttamente in Messico ma in altri paesi dell'America Centrale. Come riporta la CBC citando dati ufficiali dell'agenzia Associated Press, quest'anno gli Stati Uniti hanno deportato quasi 2.300 cittadini messicani in Guatemala e almeno alcune decine in Honduras, un netto cambiamento rispetto all'inizio del secondo mandato del presidente Donald Trump, quando questo tipo di trasferimenti era minimo.
L'Istituto Nazionale di Migrazione messicano ha confermato all'Associated Press che i cittadini messicani vengono deportati dall'amministrazione Trump verso Guatemala e Honduras, soprattutto a partire da aprile, per poi essere trasportati in autobus verso il sud del Messico. Fino a poco tempo fa, invece, i messicani espulsi dagli Stati Uniti venivano rimandati quasi esclusivamente nel proprio paese, via aerea o terrestre, e solo in pochi casi finivano in altri stati.
Il governo messicano ha protestato formalmente contro questa pratica. Il ministero degli Esteri ha dichiarato che "il governo messicano ha espresso la propria opposizione a questa pratica alle autorità statunitensi e ha ribadito che ogni cittadino messicano ha il diritto di entrare nel proprio paese". Il Messico ha inoltre precisato di non aver mai stipulato alcun accordo che preveda l'invio dei propri cittadini verso paesi terzi, sottolineando di accettare sempre il rimpatrio di tutti i suoi connazionali e di garantirne un ritorno sicuro e dignitoso sul territorio nazionale.
Secondo quanto riferito da due funzionari del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) statunitense alla CBS News, che hanno chiesto l'anonimato non essendo autorizzati a parlare pubblicamente della vicenda, le autorità americane fanno volare i deportati aggirando lo spazio aereo messicano, invece di riportarli direttamente in patria. Uno degli obiettivi dichiarati dell'operazione, mai annunciata ufficialmente dal governo statunitense, sarebbe scoraggiare l'immigrazione illegale dal Messico allontanando alcuni cittadini ancora più a sud, e quindi più lontano dal confine tra Stati Uniti e Messico. Le deportazioni andrebbero avanti da alcuni mesi e avrebbero già coinvolto centinaia di cittadini messicani inviati in Honduras e Guatemala.
Un portavoce del DHS ha dichiarato alla CBS News che l'amministrazione Trump "sta utilizzando tutte le opzioni legali disponibili per portare avanti la più grande operazione di deportazione della storia, come promesso dal presidente Trump", senza tuttavia rispondere a domande specifiche sulle deportazioni di cittadini messicani verso Honduras e Guatemala.
Da tempo, sotto amministrazioni sia repubblicane sia democratiche, gli Stati Uniti deportano i migranti messicani fermati al confine meridionale rimandandoli in profondità nel territorio messicano, nel tentativo di scoraggiarli dal tentare nuovamente l'attraversamento illegale. Gli esperti di politiche migratorie interpellati dalla CBS News definiscono però la scelta di inviare cittadini messicani in altri paesi della regione senza precedenti. Se l'amministrazione Trump ha ampiamente esteso le deportazioni verso i cosiddetti "paesi terzi" - nazioni diverse da quella di origine dei deportati - lo ha fatto finora soprattutto nei casi in cui i paesi d'origine, come Cuba, limitano o rifiutano i rimpatri statunitensi, oppure quando i migranti hanno ottenuto tutele legali che impediscono il loro rientro in patria. Il Messico, al contrario, ha sempre accettato storicamente tutte le deportazioni dei propri cittadini disposte dagli Stati Uniti, così come quelle di migranti di altri paesi latinoamericani.
Adam Isacson, ricercatore del Washington Office on Latin America che studia i flussi migratori nella regione, ha definito la pratica "quasi interamente punitiva". Secondo l'esperto, gli Stati Uniti raggiungono così un duplice obiettivo: rendere più difficile per i deportati tentare nuovamente l'attraversamento del confine meridionale e, allo stesso tempo, inviare un chiaro messaggio di deterrenza a chi si trova ancora negli Stati Uniti senza documenti.
Alcune organizzazioni della società civile ritengono che il cambio di rotta rappresenti anche un modo per aumentare la pressione sul governo messicano, che nelle scorse settimane ha protestato per la morte di 17 cittadini messicani avvenuta durante il fermo o le operazioni di controllo dell'immigrazione statunitense. Le associazioni per i diritti umani hanno espresso preoccupazione perché questi trasferimenti potrebbero mettere a rischio migranti che avevano eventualmente richiesto asilo negli Stati Uniti o che dispongono di scarse risorse in un paese che non conoscono.