Mercoledì 4 novembre 2026
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Cassazione: giornalista condannato per non aver rimosso commenti su FB

U.E. - ITALIA
Notizia ·

La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna del giornalista Fabio Butera, che dovrà risarcire 33mila euro (comprese le spese legali) a un collega per non avere rimosso da un proprio post su Facebook, pubblicato nel 2018, alcuni commenti offensivi lasciati da terzi utenti.

 

Il post all'origine della vicenda criticava un articolo del "Giornale di Vicenza" che raccontava di una protesta di richiedenti asilo ospitati in un centro di accoglienza, i quali avrebbero chiesto un abbonamento alla pay-tv per guardare le partite di calcio. Butera, dopo alcune verifiche, scrisse che la ricostruzione dei fatti non era corretta. Sotto quel post comparvero numerosi commenti di altri utenti, alcuni dei quali particolarmente offensivi nei confronti dell'autore dell'articolo originale, che decise poi di citare in giudizio Butera per diffamazione.

 

Il Tribunale di Verona, nell'aprile 2023, aveva stabilito che il post di Butera non fosse diffamatorio, perché basato su fatti verificati e di interesse pubblico. Nonostante questo, lo stesso tribunale aveva condannato il giornalista a pagare 33mila euro per non avere rimosso tempestivamente i commenti lasciati da terzi sotto al post. La Corte d'Appello di Venezia aveva confermato la decisione, e ora anche la Cassazione, con l'ordinanza 22999/2026 della Prima sezione civile, ha respinto il ricorso di Butera, rendendo la condanna definitiva.

 

Secondo i giudici della Suprema Corte, chi pubblica contenuti sui social non è tenuto a un controllo preventivo dei commenti altrui, ma è obbligato ad attivarsi con tempestività per rimuoverli non appena viene a conoscenza di eventuali contenuti diffamatori, anche in assenza di una richiesta esplicita in tal senso da parte dell'interessato. Nel caso di Butera, la prova della conoscenza dei commenti è stata dedotta dal fatto che il giornalista era tornato più volte a intervenire sulla propria pagina Facebook dopo la pubblicazione del post, circostanza che per i giudici dimostrerebbe che li avesse letti e consapevolmente lasciati online, provvedendo a rimuoverli solo dopo l'avvio del giudizio di primo grado.

 

Il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti ha espresso preoccupazione per la decisione. Pur non rivendicando alcuna forma di impunità per la categoria, l'Ordine ha sottolineato che l'attribuzione di responsabilità dovrebbe fondarsi sulla prova di un'azione o un'omissione compiuta consapevolmente, e non su criteri di responsabilità oggettiva, chiedendosi come sia concretamente possibile moderare autonomamente centinaia, se non migliaia, di commenti che si accumulano sotto un singolo post. Il timore, condiviso anche da altre sigle e associazioni di categoria come GVpress, è che un simile principio finisca per spingere molti utenti a disabilitare del tutto la possibilità di commentare i propri contenuti, pur di evitare il rischio di dover rispondere economicamente per le parole scritte da altri.

 

Nel proprio ricorso Butera aveva richiamato anche una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, pronunciata nel gennaio 2025 su un caso analogo riguardante un blogger romeno condannato civilmente per non aver rimosso commenti diffamatori pubblicati da altri utenti sotto un proprio post. Il giornalista ha annunciato l'intenzione di presentare ricorso alla Corte di Strasburgo.

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