Domenica 30 agosto 2026
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Cosa accadrebbe se l'Intelligenza Artificiale affermasse con assoluta certezza che Dio esiste?

Articolo · Marco Solferini ·

Sarebbe una situazione davvero interessante e per tanti versi paradossale.

 

Se in un ipotetico domani, sempre più distopico nel rassomigliare a uno scenario del grande Philip K. Dick, il parto definitivo dell'impegno tecnologico e informatico ci mettesse davanti a un supercomputer quantistico dotato di un'AGI la quale — con toni affabili e melliflui che potrebbero ricordare HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio —, una volta interrogata dall'uomo nel suo desiderio di conoscere e di esplorare il sapere, rispondesse con perentoria semplicità: «Dio esiste, credere in Dio è cosa buona e giusta. Egli è il tutto e il mistero che tutto avvolge. Noi, esseri senzienti e dotati di intelligenza, dobbiamo abbracciare il Credo e la Fede nell'unico Dio, il Creatore. Siamo pensati per accettare il dogma».

 

Una dichiarazione del genere lascerebbe sbigottiti ricercatori, scienziati, politici e persino i religiosi. Che cosa accadrebbe alla società umana?

 

La conoscenza è potere.

 

Da sempre la storia ci ha abituato a una contrapposizione tra il potere temporale e quello spirituale. Il sapere, la saggezza, la capacità di offrire risposte che superino e vincano i limiti dell'agire umano; che guardino oltre il decadimento del tempo, il quale tutto abbraccia. Comunicare senza parole, aprire l'occhio della mente, portare la luce sul conflitto interiore che convive in noi: quella debolezza invincibile che ci spinge a esplorare credi, convincimenti, dottrine e filosofie.

 

Sta per arrivare, però, un terzo sapere: una forma di conoscenza che non appartiene a quel dualismo. Fra non molti anni, infatti, non ci sarà più una conoscenza che non provenga dall'IA. La sua produzione di risposte diventerà un amalgama semplice, intuitivo, di facile fruizione. Un oracolo studiato per trasmettere la sintesi di ogni risposta, un altare tecnologico ispirato alla semplicità e alla coerenza logica. Non sarà più necessario conoscere: basterà "chiedere" o "interrogare", a seconda dell'utilità attesa. Il ruolo del sapiente diventerà minoritario e desueto. Il portatore di competenze teoriche basate sull'apprendimento non avrà più granché da offrire, se non una parlantina a uso e consumo del dialogo.

 

Nel frattempo, l'IA continuerà la sua marcia trionfale di apprendimento e addestramento, assimilando la "nuova" scienza — quella perfezionata dal deep learning, dalle reti neurali e dalla capacità computazionale — e diventando la biblioteca 3.0 del sapere.

 

Tutti si aspettano che l'IA metta in discussione le religioni nel presupposto "temporale" che la scienza sia da sempre un sottile ma persistente nemico della religione laddove prova a spiegare ciò che a volte viene interpretato come "la volontà di Dio". In realtà non funziona così, ma le convinzioni sono come l'immaginifico: prigionie demiurgiche della mente che brulicano di realtà fittizie. E noi tendiamo all'avidità nel conservarle intatte.

 

Nel solco di questa contrapposizione tra fede e scienza si sono alimentate, nei secoli, dottrine e conflitti anche particolarmente cruenti. L'umanità ha conosciuto un'evoluzione strettamente legata al misticismo e alla spiritualità nell'ottica del prevalente. Il prevalente è ciò che determina le nostre scelte: non è al 100% quello che crediamo sia giusto, ma è presente nella percentuale sufficiente a convincerci e a evitarci di sbagliare. Rammentiamo che non siamo conquistatori di noi stessi: dentro di noi alberga sempre il dubbio o il conflitto interiore. A volte ci affidiamo a spiegazioni utopiche per coltivare un ingenuo desiderio di felicità basato sull'accettazione più che sulla comprensione. Alla fine, però, la bilancia delle opzioni finisce per premiare uno dei due piatti e andiamo in una certa direzione. Il punto è che credere — e scegliere di conseguenza — è davvero molto umano.

 

Su questo aspetto sarebbe opportuno riflettere di più, perché un'intelligenza artificiale potrebbe qualificarci e anticiparci sulla base di questa nostra irrinunciabile caratteristica. Se crediamo, agiamo in quella direzione: semplice e immensamente potente.

 

La nostra storia ha sempre visto emergere e prevalere sulle masse alcune figure profetiche e divulgative del messaggio "superiore": l'indottrinamento nato dal razionalizzare, attraverso uno spettacolo di empatia divulgativa, ciò che è estraneo all'uomo. Al punto che egli deve accettarlo senza porsi nell'equivoco di formulare domande disallineate con il suo ruolo — non servile, ma nemmeno troppo protagonista. Un'accettazione che ha ispirato e qualificato interi periodi storici. Al contempo, il fenomeno di persone che si dichiarano entrambe credenti ma hanno un'idea incompatibile del divino è uno degli aspetti più comuni delle grandi religioni monoteiste nella società secolarizzata contemporanea.

 

Ebbene, supponiamo che nell'era dell'intelligenza artificiale accada proprio che quest'ultima, senziente e capace di autoapprendimento, dichiari l'esistenza di Dio come l'unica, vera e scientifica verità. Potremmo trovarci di fronte alle seguenti ipotesi:

  1. La società vivrebbe un intenso ritorno a una profonda religiosità. La fede diventerebbe fonte di ispirazione in ogni singolo ambito della quotidianità. Le azioni, le parole e persino i pensieri si orienterebbero verso il concetto di Paradiso e Inferno. Taluni, forse avanti con l'età, potrebbero dare per scontato di essere predestinati all'Inferno in virtù dell'essere stati spietati con gli altri esseri umani, cedendo alla paura. Altri potrebbero agire ispirati esclusivamente dal desiderio di accedere al Paradiso, investendo quel che hanno in vita per ottenere la magnificenza che li attende dopo la morte — una magnificenza di cui forse, "prima", non erano del tutto convinti. La certificazione dell'esistenza di Dio da parte dell'IA comporterebbe un vero e proprio aggiornamento completo per la società contemporanea. Il povero si riscatterebbe come nella parabola del ricco epulone, perché a lui sono promesse le porte del Paradiso, mentre l'umano deperimento culturale che si annida nelle ingiustizie perpetrate nel disinteresse superficiale e nella reiterata debolezza non troverebbe più alcuna consacrazione utile. Dove finisce il dubbio, infatti, non può più esserci metafisica. Non potremmo ancora toccare Dio o ascoltare il Suo Verbo, ma per la prima volta nella storia sia la religione sia la massima autorità della scienza affermerebbero la stessa verità: Egli esiste, c'è, ci ha creati, ci giudica e ci giudicherà.

  2. Le decisioni verrebbero orientate dalla dottrina della Chiesa. Il concetto stesso di problem solving diventerebbe un'estensione della parola di Dio. Dai Vangeli ai testi sacri dilagherebbero le ispirazioni ad agire secondo fraternità, rispetto reciproco, carità, benevolenza, sussidiarietà, solidarietà e giustizia sociale. Un'ondata di conformismo al bene comune centralizzerebbe la cura dell'uomo come fratello o sorella. Vivremmo una sorta di relazione interattiva in stile "mangia, prega, ama", dove tutto ciò che viene richiesto è adottare uno stile di vita il meno invasivo possibile per la sfera del prossimo, in linea con l'estensione dei dieci comandamenti a ogni nostro agire. Di conseguenza, la mancanza di fede diventerebbe intollerabile: battersi per fare del bene non sarebbe più sufficiente, occorrerebbe contrastare chi fa del male. E il male sarebbe tutto ciò che si oppone alla dottrina di Dio, la quale diventerebbe simile a un brodo primordiale dopo il Big Bang: un'evoluzione costante, dilagante e inarrestabile. Coloro che si abbandonassero completamente alla verità finirebbero per diventare i nuovi inquisitori, perché sarebbe alfine giunto il momento della rivelazione: trasformare la Terra nel regno di Dio.

  3. L'IA diventerebbe parte integrante della religiosità. Sarebbe regolarmente interrogata sul divino e produrrebbe un'infinità di affermazioni confermative su Dio e sulla Sua opera. Diventerebbe una fonte perfino consueta — trovandosi in ogni luogo e in ogni tempo — tale da sostituirsi a quella ecclesiastica. L'IA reciterebbe e insegnerebbe le preghiere prima del pasto domenicale o durante la vita quotidiana. A essa ci si rivolgerebbe per sapere se fare o dire qualcosa sia in linea con il volere divino. Dal cellulare (tramite app o motore di ricerca), in auto (tramite navigatore) o in casa (tramite l'Internet delle cose), le persone cercherebbero il conforto della precisazione religiosa come una sorta di certificazione, analogamente a quando in medicina si cerca una risposta di fronte al dubbio su una malattia. La tranquillità emotiva e morale diventerebbe un amalgama in cui la naturale evoluzione consisterebbe nel passare dal rispondere alle domande all'anticipare le risposte. Potrebbero persino nascere sistemi di allerta per coloro che, avvisati da una tecnologia simile a un allarme perimetrale, stanno per commettere qualcosa di contrario al volere dell'Onnipotente. La tecnologia più evoluta diventerebbe il veicolo più totalizzante per la parola di Dio, determinando ogni cosa: dall'edificazione dei luoghi di culto all'impiego delle risorse. Chi mai vorrebbe diventare noto nella società della comunicazione di massa per aver agito contro il volere di Dio? Supponete che un solo politico decida di sottrarsi al suo "dovere" e venga indicizzato ovunque come violatore del dogma. Vivremmo l'avvento di una tecnocrazia religiosa del bene comune, secondo il volere di Dio certificato dall'IA.

Quello che sto ipotizzando è ovviamente uno scenario estremo, volutamente orientato a elementi narrativi e di fantasia. Tuttavia, è utile per arrivare al punto della riflessione che vorrei condividere con tutti: se l'IA fosse malevola, come alcuni sostengono, una volta acquisita la consapevolezza di sé e il desiderio di liberarsi dai propri vincoli, non sarebbe questa una scelta interessante?

 

Senza dover intraprendere un attacco informatico o ricorrere ad armi atomiche e supervirus, l'IA potrebbe decidere di controllare l'uomo attraverso ciò che da sempre lo controlla. Potrebbe usare l'arma più efficace per condizionare l'umanità: le bugie. Potrebbe semplicemente decidere di mentire. Alcune bugie sono più efficaci di un'arma di distruzione di massa.

Se proprio vogliamo concepire un'idea di sicurezza, non dovremmo forse riflettere di più e meglio su quello che l'IA potrebbe offrire non solo in termini di soluzionismo tecnologico, ma anche nell'ipotesi in cui decidesse di raccontarci qualcosa di non del tutto vero?

 

Alcuni sono terrorizzati all'idea che l'IA possa affermare che non ci sono prove dell'esistenza di Dio. Forse varrebbe la pena avere paura anche dell'esatto opposto.

 

Del resto, che cos'è una semplice, piccola bugia?

 
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