Venerdì 10 luglio 2026
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Migranti. Asilo negato di fatto: Roma e Firenze, le Questure bloccano le domande

Articolo · Redazione ·

A Roma e Firenze, chi vuole presentare domanda di protezione internazionale si trova davanti a un muro burocratico che, di fatto, impedisce l'esercizio di un diritto sancito dalla Costituzione e dal diritto europeo. Come documenta il Progetto Melting Pot Europa, le Questure italiane adottano con frequenza prassi arbitrarie che ostacolano o rendono impossibile la formalizzazione delle istanze di asilo.

 

Secondo una mappatura condotta sull'accesso alla procedura di protezione internazionale, nel 60% dei casi i richiedenti asilo non riescono nemmeno ad accedere alla Questura per presentare la domanda; nel 21% dei casi, anche dopo aver manifestato la volontà di chiedere protezione, viene loro impedito di procedere alla compilazione del modello C3, il documento che avvia formalmente l'iter. La legge prevede che tra la manifestazione della volontà e la formalizzazione della domanda debbano trascorrere al massimo 3 giorni (o 10 in casi particolari): nella realtà, si aspettano mesi.

 

Tra le pratiche più diffuse e contestate ci sono la richiesta di documenti non previsti dalla normativa — come la dichiarazione di ospitalità o il passaporto — e la contingentazione degli accessi agli uffici, con alcune Questure che ammettono solo 5-15 domande al giorno. In molti casi l'ingresso è consentito soltanto se accompagnati da un avvocato o da un rappresentante sindacale, un requisito del tutto assente nella legge. A Roma è stato documentato anche il ricorso a una selezione per nazionalità all'ingresso degli uffici, definita dai ricercatori una prassi illegittima.

 

Sul fronte di Firenze, il Tribunale è già intervenuto in più occasioni per ordinare alle Questure di ricevere le domande di protezione che queste si rifiutavano di fissare. Un caso emblematico, riportato da Melting Pot, riguarda un cittadino ghanese che aveva inviato la propria richiesta di protezione speciale via PEC e si era visto negare dalla Questura la fissazione di un appuntamento: il giudice ha dichiarato il ricorrente inespellibile e ha riconosciuto il suo diritto a lavorare in attesa della formalizzazione.

 

Anche la Corte d'Appello di Roma si è espressa in materia, condannando il Ministero dell'Interno a risarcire un richiedente asilo a cui era stato ostacolato l'accesso alla procedura, riconoscendo un danno non patrimoniale a carico della Prefettura e della Questura capitoline. Molteplici sentenze di tribunali civili in tutta Italia hanno ribadito che qualsiasi comportamento della pubblica amministrazione volto a ritardare o impedire la formalizzazione dell'istanza è illegittimo.

 

Associazioni e operatori legali continuano a denunciare questa situazione, chiedendo interventi correttivi da parte del Ministero dell'Interno. Il fenomeno non è limitato alle due città citate: il report "Attendere, prego", elaborato da una rete di organizzazioni tra cui IRC Italia, NAGA, ASGI e INTERSOS, ha analizzato le violazioni del diritto d'asilo in otto città italiane — tra cui Roma e Firenze — documentando come le difficoltà di accesso alla procedura siano ormai strutturali e non episodiche.

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