Domenica 7 giugno 2026
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La storia del rider disperato che rinasce alla speranza per la solidarietà che sta ricevendo

Articolo · Annapaola Laldi ·

E’ uno studente egiziano di Ingegneria al Politecnico di Torino, ha ventinove anni ed è arrivato nel 2023 nella città sabauda, dove dovrebbe laurearsi a febbraio del prossimo anno, un po’ in ritardo, perché, afferma «Mi pago gli studi facendo il rider».

La paga, se si può parlare di “paga” per una cosa che puzza di sfruttamento lontano un miglio, è molto magra: tra i 500 e i 600 euro al mese per sei – sette ore al giorno (= 10 euro orari!), all’ora di pranzo e la sera dalle sette in poi. Ma per lui questo è l’unico lavoro che gli consente di dedicare più ore allo studio, rispetto, per esempio, al lavoro in pizzeria che gli prendeva il doppio di ore, dalla tarda mattinata alla sera inoltrata.

 

La sera del 3 maggio incorre in una bruttissima avventura. Alle dieci e mezzo di sera riceve un ordine per 19,51 euro, lo porta a destinazione, la ragazza che ha fatto l'ordine scende in strada e vuole pagare con una banconota da cinquanta, ma il rider ha solo 23 euro. Benché il giovane le dica di rivolgersi al servizio clienti, che l’avrebbe fatta pagare in seguito, la ragazza chiama due conoscenti nordafricani che fanno presto a mettergli le mani addosso, gli danno un pugno che gli rompe i denti, gli rubano il cibo, gettano via il cellulare e scappano. Soccorso da un passante, che gli fa riprendere i sensi e chiama un’ambulanza, lascia poi l’ospedale la mattina dopo.

A chi lo intervista racconta anche la sua odissea con carabinieri e polizia, per sporgere denuncia contro la tipa da cui si era recato; sembra che non sia mai il momento giusto. Il giovane non si sente più sicuro in Italia. Ma vuole giustizia e fare causa a “Glovo” che non lo ha tutelato, perché, conclude con amarezza, «Dobbiamo avere dei diritti, non siamo animali».

Una storia che rattrista chiunque si renda conto di essere, anche solo un pochino, un “essere umano”.

 

Ma, per fortuna, il giorno dopo, sempre su “La Stampa”, che ha coperto il caso con molta cura (1 - 2 - 3) ecco la bella notizia della gara di solidarietà a favore del nostro rider; molti cittadini hanno scritto al quotidiano o allo “Specchio dei Tempi”, la fondazione del quotidiano che dispensa solidarietà: c'è chi chiede l'inizio di una proposta di raccolta fondi e chi vuole contattare il giovane per offrirgli un lavoro.

 

Si riferisce anche che lostudente/rider è finalmente riuscito a sporgere denuncia per la sua aggressione, e si raccoglie ancora una volta la sua tristezza per lo scoppio di inaudita violenza, da cui è stato investito, e di cui porterà ancora i segni addosso: «faccio fatica a mangiare, perché mi hanno spaccato i denti … Continuo a non dormire ripensando all’aggressione».

Ma adesso può andare avanti, e lo riconosce, perché lo “Environment Park”, il Parco Tecnologico e dell’innovazione ambientale, lo ha chiamato per proporgli un colloquio. E, intanto, le indagini per rintracciare i suoi aggressori vanno avanti.

 

Arrivata a questo punto, mi viene in mente un’affermazione del Presidente della Repubblica nel suo discorso ai giovani Alfieri della Repubblica:

«Il benessere dipende da tanti fattori. Anche dall’amicizia che c’è tra le persone, dal senso di sicurezza che scaturisce dall’avvertire intorno a sé persone che collaborano al bene comune».

Ecco, la gara di solidarietà mi sembra proprio la realizzazione di quella osservazione. Il nostro benessere (anche quello degli adulti e dei vecchi) dipende dall’avvertire intorno a noi persone che collaborano al bene comune.

E dunque, diamoci una mano con franchezza e lealtà!

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