Giovedì 27 agosto 2026
Menu

Patrioti/partigiani e nemici. L’umanità della memoria

Articolo · Stefano Fabbri ·

Le montagne sono forse i luoghi che più di altri offrono la possibilità di osservare gli accadimenti ed i loro protagonisti da un punto privilegiato. Anche se si tratta di un cimitero di guerra che ospita i nemici di allora, come alla Futa dove sono custoditi i resti di migliaia di militari germanici morti sul fronte della Linea Gotica. Non è banale che un sepolcro collettivo di soldati di un esercito invasore trovi quello spazio che solo la pietas sa individuare, in prossimità di luoghi il cui nome mette i brividi e che è impossibile non associare a scontri, eccidi e stragi. Sant’Anna di Stazzema, solo per citarne il più noto, è lontana pochi chilometri in linea d’aria. Il cimitero germanico della Futa, in questo senso, è un piccolo miracolo. Non è come i tanti cimiteri del Trentino e dell’Alto Adige in cui riposano soldati di eserciti opposti e che potevano tranquillamente essere arruolati in uno o nell’altro di essi. Montanari di lingua italiana coscritti in quello Austroungarico e contadini di lingua tedesca nelle file dei Savoia, ciascuno nato nella parte giusta o sbagliata a seconda dei punti di vista della macelleria della Grande Guerra. Quello della Futa è il cimitero di soldati di un esercito prima alleato e poi avversario. E per questo è ancora più prezioso per l’enorme valore che ha acquisito negli anni, a cominciare da quei difficilissimi Sessanta: quando fu pensato erano trascorsi due decenni dalla fine della guerra. Una terra dove quei soldati erano stati combattuti da vivi ha scelto di ospitarli da morti. Con la convinzione che se è difficile, quasi impossibile, condividere la memoria — di cui ciascuno conserva la parte che più gli è intima — si debba condividere la pietà. E così è stato anche grazie al lavoro accurato e rispettoso dell’Archivio Zeta, la compagnia teatrale che ha reso ogni anno quel luogo dell’Appennino tra Toscana ed Emilia-Romagna lo scenario di una riflessione che affonda le proprie radici nei grandi classici. E in quei lavori, da Antigone a Macbeth fino a quello che potrebbe essere l’ultima proposta, il Processo di Kafka, ci sono tutti i semi di un pensiero comune di cui oggi più che mai c’è bisogno, in un mondo che ribolle forse più di 80 anni fa.


Soprattutto davanti alle tombe di chi fu mandato a morire, e ad uccidere, su quei monti. Per questo appare difficile da comprendere lo stop chiesto dall’associazione tedesca che gestisce i cimiteri di guerra, al quale sorprendentemente si è unito il sindaco di Firenzuola. Se un teatro che viene dal passato non riesce a convincere della necessità di un rapporto continuo con il presente in un luogo così, dove mai potrebbe provarci? È forse questo uno degli argomenti che l’assessore Cristina Manetti potrà spendere nel suo incontro con il console tedesco per cercare di salvaguardare quella esperienza.

 

(articolo pubblicato su Corriere  fiorentino - Corriere della Sera del 26/08/2026)

 

 

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →