Il Sahara nel Cretaceo: un mondo d’acqua, luce e…. giganti
Novantacinque milioni di anni fa, il Sahara non era un deserto.Non c’erano dune, né miraggi, né quell’orizzonte tremolante che oggi sembra inghiottire tutto. Al loro posto, un mosaico di fiumi, paludi, foreste ripariali e pianure alluvionali si estendeva per centinaia di chilometri. Era un paesaggio vivo, umido, rumoroso: un mondo che non assomiglia affatto alla distesa arida che conosciamo.
Immagina un’alba cretacica.
L’aria è densa, calda, carica dell’odore del fango e delle piante acquatiche. Le acque del grande sistema fluviale scorrono lente, gonfie delle piogge stagionali. I tronchi trascinati dalla corrente si incagliano sulle rive, dove crescono felci alte come uomini e conifere che filtrano la luce in lame dorate.
Sulle sponde, enormi sauropodi (dinosauri) dal collo lungo avanzano come isole in movimento. Ogni passo solleva schizzi e fango. I loro richiami profondi rimbombano tra gli alberi, mescolandosi al fruscio degli insetti e al tonfo dei pesci che rompono la superficie dell’acqua.
E poi c’è lui.
Lo spinosauride.
Non un mostro marino, non un coccodrillo preistorico, ma un gigante delle acque basse. Spinosaurus mirabilis, con la sua cresta a scimitarra, si muove a guado tra le correnti. La cresta è alta, arcuata, probabilmente ricoperta da una guaina cheratinosa . È un segnale, un simbolo, un richiamo per altri individui della sua specie.
Il suo corpo è semisommerso.
Il muso lungo e affusolato resta immobile sopra l’acqua, in attesa del guizzo di un pesce. I denti superiori e inferiori si incastrano come le dita di due mani, pronti a scattare. È un predatore paziente, specializzato, perfettamente adattato a questo mondo di fiumi e paludi.
Intorno a lui, il paesaggio pullula di vita: tartarughe, coccodrilli primitivi, pesci enormi, pterosauri che si tuffano come gabbiani. È un ecosistema ricco, complesso, alimentato dal grande mare di Tetide che lambisce le regioni costiere più a nord.
Ma questo equilibrio è fragile.
Alla fine del Cenomaniano, 93 milioni di anni fa, un innalzamento improvviso del livello del mare trasforma questi ambienti. Le acque invadono le pianure, cambiano i corsi dei fiumi, sommergono gli habitat ripariali. Gli spinosauridi, così specializzati, così legati a questo mondo di acque basse, scompaiono.
Il Sahara tornerà a essere un deserto solo molto più tardi.
Ma sotto la sua sabbia, ancora oggi, dorme il ricordo di quel mondo perduto: un continente d’acqua e giganti, dove un dinosauro dalla cresta di scimitarra dominava le rive dei fiumi.
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