Giovedì 9 luglio 2026
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Adinolfi ai domiciliari per truffa e abusivismo finanziario: il caso Scommessa Collettiva

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Mario Adinolfi, giornalista, ex parlamentare e fondatore del partito ultraconservatore Popolo della Famiglia, è stato posto agli arresti domiciliari l'8 luglio 2026 dalla Guardia di Finanza su richiesta della Procura di Roma. Le ipotesi di reato a suo carico sono pesanti: truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. A dare per prima la notizia è stata La Repubblica.

Al centro dell'inchiesta, come riporta QuiFinanza/Virgilio, c'è il sistema denominato Scommessa Collettiva, un meccanismo di raccolta fondi ideato e promosso da Adinolfi attraverso i social network fin dalla metà degli anni Duemila. Il funzionamento era apparentemente semplice: i partecipanti versavano una quota iniziale — compresa tra i 3.000 e i 10.000 euro — confluita in un fondo comune gestito da Adinolfi con il supporto di un non meglio identificato "team di esperti". Il denaro avrebbe dovuto essere impiegato in scommesse sportive, con i profitti distribuiti ai partecipanti a cadenza trimestrale e il capitale restituibile su richiesta.

La promessa era allettante: rendimenti fino al 40% annuo, capitale garantito e perdite coperte dall'organizzazione stessa. Per molti aderenti, tuttavia, né i guadagni né le somme versate sono mai stati restituiti. Le indagini della Guardia di Finanza — condotte dall'Aliquota della Sezione di Polizia Giudiziaria e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma — sono scattate proprio a seguito di una serie di querele presentate dalle presunte vittime. Alcune di esse avevano affidato ad Adinolfi importi anche superiori ai 100.000 euro.

Dalla ricostruzione delle movimentazioni finanziarie degli ultimi cinque anni, la Guardia di Finanza ha accertato una raccolta complessiva di oltre 4,7 milioni di euro sui conti riferibili all'indagato. Solo una parte di queste somme risulta effettivamente collegata ad attività di scommesse sportive: la gran parte sarebbe stata destinata ad acquisti personali di beni di lusso — orologi, lingotti, monete straniere, quadri, imbarcazioni — e a spese di viaggio. Per la Procura di Roma il danno complessivo è stimato in circa cinque milioni di euro, a cui si aggiungono 400.000 euro di evasione fiscale contestata.

Secondo gli inquirenti, il meccanismo di convincimento si basava su tre leve: la notorietà pubblica di Adinolfi, la promessa di rendimenti ben superiori a quelli di mercato e il ricorso a presunti algoritmi e strategie di scommessa "infallibili". Il sistema aveva attirato un numero considerevole di aderenti, ingannati anche dall'immagine di affidabilità costruita dall'ideatore.

Il Gip di Roma ha motivato la misura cautelare sottolineando la "pervasiva pericolosità sociale" della condotta, protrattasi per quindici-venti anni. A preoccupare il giudice è anche una nuova iniziativa lanciata di recente da Adinolfi, denominata "Cristo Regna", che sembrerebbe replicare le stesse modalità della Scommessa Collettiva e con cui sarebbero già stati raccolti oltre 3.000 euro. Il rischio di reiterazione dei reati, di inquinamento probatorio e di possibile pressione su testimoni — alcuni dei quali in condizioni di salute o finanziarie compromesse — hanno convinto il giudice a disporre i domiciliari.

Non è la prima volta che Scommessa Collettiva finisce sotto i riflettori: la trasmissione televisiva Le Iene aveva già raccolto le testimonianze delle presunte vittime, confrontandole con Adinolfi. Il diretto interessato aveva sempre respinto ogni addebito, annunciando querele contro Mediaset.

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