Sabato 20 giugno 2026
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Buoni postali serie Q: la Cassazione dà ragione a Poste, delusione per i risparmiatori

U.E. - ITALIA
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Con la sentenza n. 10462 del 21 aprile 2026, la Corte di Cassazione, Prima Sezione Civile, ha dato ragione a Poste Italiane nella lunga disputa sui buoni fruttiferi postali della serie Q, chiudendo di fatto un contenzioso che coinvolge migliaia di risparmiatori italiani.

 

Come riporta QuiFinanza, il nodo centrale della controversia riguardava le modalità di applicazione della ritenuta fiscale del 12,50% sui buoni emessi prima del 1 gennaio 1997. I risparmiatori sostenevano che la tassazione avrebbe dovuto essere applicata in un'unica soluzione al momento dell'incasso (criterio di cassa), mentre Poste aveva operato tassando gli interessi anno per anno, man mano che questi maturavano (criterio di competenza). La Suprema Corte ha stabilito che il metodo adottato da Poste è corretto: gli interessi devono essere capitalizzati annualmente al netto dell'imposta e non tassati integralmente solo al rimborso finale.

 

La sentenza si aggiunge a un panorama giurisprudenziale già segnato da numerose pronunce. In precedenza, l'ordinanza n. 24715 del 2025 aveva già dato ragione a Poste sul tema dei rendimenti dell'ultimo decennio per i buoni della serie Q/P. La decisione del 2026 rafforza ulteriormente questa linea interpretativa e potrà influenzare sia i contenziosi ancora pendenti sia le valutazioni in corso presso diversi tribunali italiani.

 

Per i titolari di buoni fruttiferi postali serie Q — emessi tra il 1987 e il 1996 — la pronuncia rappresenta una battuta d'arresto significativa. Molti di loro avevano avviato cause legali convinti che le modalità di calcolo degli interessi e della tassazione non fossero conformi alle condizioni inizialmente indicate sui titoli, e speravano di recuperare per via giudiziaria le somme non percepite. La conferma della correttezza dell'operato di Poste rende ora più difficile ottenere esiti favorevoli nei contenziosi futuri e più complesso l'accoglimento di nuove richieste basate sugli stessi presupposti.

 

Le associazioni dei consumatori, a partire da Federconsumatori che ha seguito la vicenda per anni assistendo i risparmiatori coinvolti, non concordano con la decisione. Secondo le associazioni, molti cittadini avevano investito in questi strumenti confidando nella piena trasparenza di un prodotto garantito dallo Stato e presentato come sicuro e chiaro nelle condizioni di rimborso. La sentenza viene quindi giudicata profondamente ingiusta, anche perché rende ancora più difficile l'avvio di nuovi ricorsi.

 

Poste Italiane, dal canto suo, considera la sentenza la conferma di aver sempre operato nel rispetto delle norme vigenti, e la pronuncia diventa ora un punto di riferimento per tutto il sistema dei buoni postali.

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