I cartelli reclutano sempre più donne: allarme femminicidi

In Messico i cartelli della droga stanno intensificando il reclutamento di donne, sfruttando le loro vulnerabilità sociali e il fatto che, agli occhi delle autorità, destano meno sospetti rispetto agli uomini. Come riporta The Chenab Times, si tratta di una escalation pericolosa che coinvolge le donne in ruoli sempre più diversificati all'interno delle organizzazioni criminali, dalla logistica al traffico di droga fino ai compiti di sicario.
Secondo le informazioni raccolte dalla testata, anche se non esistono dati ufficiali precisi sulla partecipazione femminile ai cartelli, le stime indicano che ogni anno diverse centinaia di donne vengono arruolate nelle organizzazioni criminali messicane. Cartelli di primo piano come quello di Sinaloa e il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) adottano tecniche di reclutamento sofisticate, che ricalcano quelle delle grandi aziende: utilizzano piattaforme social come Facebook, X e TikTok per pubblicizzare offerte di lavoro, promettendo stipendi allettanti, formazione e persino alloggio.
Le campagne di reclutamento puntano in particolare su categorie vulnerabili, come le madri single, offrendo loro sostegno economico e un senso di appartenenza altrimenti difficile da trovare in contesti di povertà e marginalità. Il coinvolgimento delle donne nei cartelli è comunque un fenomeno complesso: alcune vi entrano attraverso relazioni personali con membri maschili delle organizzazioni criminali, mentre altre lo vedono come una forma di protezione dalla violenza di genere diffusa nel Paese, oltre che come una via per ottenere potere e rispetto.
Parallelamente al reclutamento, la violenza contro le donne resta un'emergenza gravissima in Messico: si contano centinaia di femminicidi ogni anno, spesso difficili da distinguere dagli omicidi legati direttamente alle guerre tra cartelli, soprattutto nelle zone rurali dove la presenza dello Stato è debole. Il fenomeno ha ripercussioni anche oltre confine: negli Stati Uniti sono state segnalate situazioni di minorenni reclutati come sicari proprio perché considerati meno sospetti dalle forze dell'ordine e soggetti, in caso di arresto, a pene più lievi rispetto agli adulti.
Il governo messicano ha intensificato l'impiego dei militari nella sicurezza pubblica, una scelta però criticata da diverse organizzazioni per i presunti abusi dei diritti umani che ne deriverebbero. Nonostante questo dispiegamento di forze, non si è riusciti finora a ridurre in modo significativo il tasso di omicidi nel Paese. Nel frattempo, la società civile e alcune istituzioni cercano di offrire alle giovani donne percorsi alternativi al crimine organizzato, attraverso programmi di formazione professionale e riabilitazione.