Martedì 1 settembre 2026
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La patologa che smaschera i falsi certificati di morte di Duterte

ASIA - FILIPPINE
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Una delle sole due patologhe forensi delle Filippine ha condotto una propria indagine indipendente sulla cosiddetta guerra alla droga voluta dall'ex presidente Rodrigo Duterte, portando alla luce prove di certificati di morte falsificati per nascondere esecuzioni sommarie. Come riporta Rappler, la dottoressa Raquel Fortun ha riesaminato i resti di 46 vittime uccise da poliziotti e vigilantes durante la campagna antidroga, riaprendo autopsie che erano state chiuse in modo frettoloso o irregolare.

 

Il lavoro di Fortun è stato reso possibile grazie alla collaborazione con il sacerdote attivista Flavie Villanueva, che dal 2021 assiste le famiglie delle vittime nel recupero delle salme, spesso a rischio di sfratto dai cimiteri per il mancato rinnovo delle concessioni funerarie. Prima della cremazione dei resti, la patologa ha condotto nuove autopsie, i cui risultati sono in netto contrasto con quanto riportato nei referti della polizia e nei certificati di morte ufficiali.

Il dato più clamoroso riguarda sette casi in cui la causa del decesso era stata dichiarata "naturale" - sepsi, polmonite, infarto o ipertensione - mentre le ossa mostravano segni evidenti di colpi d'arma da fuoco. In un caso specifico, un uomo il cui certificato indicava un infarto miocardico acuto dovuto a ipertensione presentava in realtà un proiettile conficcato nel torace. Per Fortun si tratta di prove inequivocabili che alcuni medici abbiano deliberatamente falsificato i documenti ufficiali pur di occultare la vera natura delle morti.

 

Oltre alle irregolarità sui certificati, la patologa ha riscontrato gravi carenze nei fascicoli delle indagini di polizia, privi di elementi forensi sufficienti a chiarire le circostanze dei decessi. Materiale che, secondo Fortun, avrebbe dovuto essere raccolto ed esaminato fin dal primo momento e che invece risultava mancante o inutilizzabile.

 

Si tratta della prima indagine con un approccio specificamente forense condotta sulla guerra alla droga di Duterte, e si scontra con un contesto istituzionale reso ostile dallo stesso ex presidente, che ha vietato alle forze dell'ordine filippine di cooperare con le inchieste internazionali e ha limitato anche l'attività della Commissione per i Diritti Umani, organo di rilevanza costituzionale. Anche l'accesso ai dati da parte dei giornalisti è diventato via via più difficile.

 

Interpellata sull'obiettivo della sua indagine, Fortun ha risposto che si tratta di "documentazione": la patologa teme che, senza nuove autopsie sui resti esumati, eventuali insabbiamenti non emergerebbero mai. Le sue perizie possono inoltre fornire testimonianze e pareri tecnici a sostegno delle denunce delle famiglie delle vittime, molte delle quali sono rimaste bloccate per anni senza che nessuno fosse assicurato alla giustizia: dal 2016 solo il caso del diciassettenne Kian delos Santos, ucciso a Caloocan City, ha portato alla condanna e alla detenzione di agenti di polizia coinvolti. La guerra alla droga di Duterte resta sotto osservazione della Corte penale internazionale, che sta valutando possibili abusi dei diritti umani e il fallimento del sistema giudiziario filippino nel perseguire i responsabili delle uccisioni.

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