Martedì 1 settembre 2026
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'Ndrangheta in Ecuador: broker della cocaina verso l'Europa

AMERICHE - ECUADOR
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L'Ecuador è diventato uno dei principali snodi da cui parte la cocaina diretta in Europa, e la 'ndrangheta calabrese vi opera come broker finanziario e logistico piuttosto che come organizzazione che controlla il territorio. È quanto emerge da un'analisi pubblicata da Diálogo Américas, testata specializzata in sicurezza regionale nelle Americhe.

 

Nel 2024 la produzione mondiale di cocaina ha toccato un record di 4.100 tonnellate metriche. In questo scenario l'Ecuador ha assunto un ruolo sempre più centrale come punto di partenza delle spedizioni: nel solo 2024 le autorità del paese hanno sequestrato quasi 300 tonnellate di droga, e nei primi mesi del 2026 il conteggio ha già superato le 70 tonnellate confiscate.

Secondo Antonio Nicaso, esperto di criminalità organizzata e docente alla Queen's University di Toronto, la 'ndrangheta non presidia fisicamente il territorio ecuadoriano, ma finanzia le spedizioni e organizza la logistica di trasporto verso l'Europa. La posizione geografica dell'Ecuador, incuneato tra Colombia e Perù, i due maggiori produttori mondiali di cocaina, unita alla presenza di grandi porti bananieri come Puerto Bolívar, ne fa un terminale ideale per occultare i carichi di droga tra le esportazioni di frutta.

 

Proprio questo metodo è stato confermato da due sequestri recenti. A luglio le autorità ecuadoriane hanno intercettato 1,7 tonnellate di cocaina nascosta in un carico di frutta diretto in Danimarca. In Italia, nel porto di Vado Ligure, la Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Dogane hanno rinvenuto 770 chili di cocaina purissima occultati tra pallet di banane provenienti da uno dei principali scali portuali dell'Ecuador, per un valore al dettaglio stimato attorno ai 250 milioni di euro.

 

La rete criminale che attraversa l'Ecuador mette in contatto gruppi armati locali come Los Choneros, Los Lobos e Los Tiguerones — dichiarati organizzazioni terroristiche straniere dagli Stati Uniti nel 2025 — con reti albanesi, cartelli messicani e gruppi armati colombiani come il Clan del Golfo. Nicaso ha spiegato a Diálogo Américas che la 'ndrangheta preferisce spesso appoggiarsi a queste reti, in particolare a quelle albanesi, perché affidabili e dotate di capacità logistiche consolidate, anche attraverso le numerose aziende bananiere acquisite nel tempo.

Tra i casi giudiziari più recenti figura l'arresto in Colombia, nel 2025, di Giuseppe Palermo, alias "Peppe", accusato di aver diretto l'acquisto di grandi carichi di cocaina tra Colombia, Perù ed Ecuador e di aver controllato le rotte marittime e terrestri verso i mercati europei. A questo si aggiunge il caso di Emanuele Gregorini, alias "Dollarino", oltre alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto l'imprenditore Roberto Nastasi a Guayaquil.

 

Nicaso sottolinea infine un nodo cruciale nella lotta al narcotraffico internazionale: a livello mondiale viene sequestrato solo il 10-15% della droga in circolazione, ma meno dell'1% dei patrimoni accumulati dalle organizzazioni criminali. Per questo, secondo l'esperto, colpire le strutture finanziarie che sostengono il traffico è altrettanto — se non più — essenziale che sequestrare i singoli carichi di cocaina.

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