Martedì 23 giugno 2026
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Caso Cucchi: la Cassazione spiega come le annotazioni furono falsificate per coprire i carabinieri

U.E. - ITALIA
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La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza sul cosiddetto processo Cucchi ter, il procedimento dedicato ai depistaggi messi in atto dopo la morte di Stefano Cucchi, il trentunenne romano arrestato il 15 ottobre 2009 e deceduto sette giorni dopo all'ospedale Sandro Pertini. Come riporta Articolo21, nelle novanta pagine depositate il 19 giugno 2026 — a seguito della pronuncia del 4 marzo scorso — i giudici descrivono una vera e propria operazione parallela orchestrata per occultare quanto accaduto nei giorni immediatamente successivi all'arresto del giovane.

 

Il cuore delle motivazioni riguarda le annotazioni di servizio redatte dai carabinieri del "Gruppo Roma", all'epoca guidato dal generale Alessandro Casarsa. Secondo la Suprema Corte, quelle annotazioni furono predisposte con caratteristiche redazionali sostanzialmente identiche tra loro, in modo tale da rendere irriconoscibili le differenze rispetto alle versioni originali e da nascondere le modifiche apportate ai testi, eliminati in quanto ritenuti "compromettenti".

 

La finalità del falso, scrivono i giudici, era quella di impedire che le precarie condizioni fisiche di Cucchi — riscontrate dai due piantoni — potessero essere ricollegate a quanto avvenuto tra il suo arresto e il successivo collocamento in camera di sicurezza. In altre parole, vi era la precisa volontà di evitare che quelle responsabilità ricadessero sugli appartenenti all'Arma in servizio presso le articolazioni del Gruppo Roma.

 

Sul piano degli esiti processuali, la Cassazione il 4 marzo aveva rigettato i ricorsi dei carabinieri condannati o per i quali era già stata dichiarata la prescrizione in appello: confermate le condanne a due anni e sei mesi per Luca De Cianni e a dieci mesi per Francesco Di Sano; prescritti il generale Casarsa, Francesco Cavallo e Luciano Soligo. Una variazione rispetto al secondo grado riguarda il colonnello Lorenzo Sabatino, assolto con annullamento senza rinvio: i giudici hanno ritenuto che mancasse qualsiasi elemento fattuale in grado di dimostrare il dolo in capo all'ufficiale, precisando che l'ipotesi della sua consapevolezza si fondava unicamente su ricostruzioni "congetturali e meramente suggestive", basate sul pregresso rapporto professionale con il collega Cavallo e sulla vicinanza fisica dei rispettivi uffici.

 

Le accuse contestate nel procedimento, nato dall'inchiesta del pm Giovanni Musarò, comprendevano — a vario titolo e a seconda delle posizioni — il falso, il favoreggiamento, l'omessa denuncia e la calunnia. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano e da anni in prima linea nella ricerca della verità, ha commentato le motivazioni esprimendo soddisfazione, sottolineando come il processo abbia messo in luce anni di tentativi di allontanare i sospetti dall'Arma.

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