Martedì 9 giugno 2026
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Fecondazione eterologa. Ricorso coppia gay alla Corte Costituzionale

U.E. - ITALIA
Notizia ·
 Non c'e' pace per la legge 40, gia' sconvolta negli anni scorsi nel suo impianto originario a colpi di sentenze e di ricorsi alla Consulta. Il Tribunale di Pordenone - giudice Maria Paola Costa - ora ha accolto la richiesta di una coppia di donne omosessuali di sollevare la questione di legittimita' costituzionale delle norme che attualmente vietano in Italia l'accesso alla procreazione medicalmente assistita anche alle coppie omosessuali. Sulla legge, dunque, si pronuncera' ora la Corte Costituzionale. Alla coppia - precisa il Messaggero Veneto - era stato rifiutato l'accesso alle tecniche di fecondazione artificiale dal Servizio per i trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita presente nell'Azienda Sanitaria 5 di Pordenone, proprio in base a quanto prevede la normativa, che vieta l'accesso alla provetta alle coppie gay e anche ai single. Di fronte al diniego della struttura pubblica, le due donne avevano chiesto al giudice, qualora non fosse stato possibile in via diretta - ovvero con un'interpretazione costituzionalmente orientata - superare il rifiuto dell'Azienda Sanitaria, di investire della questione la Corte Costituzionale, al fine di dichiarare formalmente l'incostituzionalita' di tale divieto. E cosi' il giudice pordenonese ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione posta dalla legale della coppia, stante il palese contrasto del divieto con gli articoli 2, 3, 31 comma 2 e 32 comma 1 della Costituzione (quelli cioe' relativi ai diritti degli individui e alla loro uguaglianza innanzi alla legge) nonche' con l'articolo 117 comma 1 della Costituzione (che prevede il rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali) in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e delle liberta' fondamentali (Cedu), il primo incentrato sul diritto al rispetto della vita privata e familiare, il secondo sul divieto di discriminazione. "Sara' ora la Corte Costituzionale - ha commentato l'avvocato Maria Antonia Pili legale delle ricorrenti - a pronunciarsi su tale discriminazione basata esclusivamente sull'orientamento sessuale delle persone, ormai intollerabile anche nel nostro paese dati i precedenti sia legislativi sia giurisprudenziali intervenuti in tale ambito". 
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