Martedì 9 giugno 2026
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Italia. Parma. Seimila i consumatori di cocaina e chiedono aiuto solo dopo l'arresto

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LA REPUBBLICA - PARMA - Una città dal viso pulito e dal battito accelerato. Cocaina e bella vita. Astinenza e carcere. Parabola discendente di un Guru della moda. E di altri 184 detenuti che hanno deciso di dichiararsi tossicodipendenti. Che sotto i riflettori non ci sono mai stati e forse non ci finiranno mai, che non hanno jet privati e saune da 150mila euro, ma che comunque hanno fatto "la bella vita". Fino a quando se la sono potuti permettere, fino a quando i soldi per comprarsi il cielo con la chimica li hanno trovati, fino a quando tutto non è finito con un paio di manette e l'ingresso in via Burla, dove le maschere cadono e i vizi si ammettono.

Seimila i consumatori che, secondo i parametri dell'osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, a Parma usano cocaina: studenti, operai e professionisti. Quei bravi ragazzi di via Farini che bevono tanto e fuggono la noia stendendo una riga nei  bagni di pub e discoteche. Il sabato sera e poi tutti i giorni. Per divertirsi, lavorare e alla fine anche per vivere. Gli operatori hanno paura: il primo tiro a 14 anni, tossici ancora bambini come i 90 che hanno chiesto aiuto a Mondo Teen, un servizio creato per i minorenni e che, stando alle statistiche, descrive solo la punta di un iceberg: sarebbero almeno cinque volte di più gli adolescenti con il naso sporco di bianco. Medici e psicologici guardano al futuro con pessimismo, si preparano al peggio e lanciano l'allarme descrivendo una città su di giri, dove i prezzi della coca giocano al ribasso, acquistare un grammo è un gioco da ragazzi, l'hashish si sequestra a colpi di chili, ma la polvere solo a singhiozzo. Chi arriva al Sert spesso non ammette che la cocaina sia un problema. Semplicemente vi è costretto da un giudice. Com'è successo a Matteo Cambi che ai servizi territoriali della provincia è approdato solo dopo la perquisizione della guardia di finanza. Ha seguito l'iter di disintossicazione, evidentemente senza grandi risultati, se è vero che all'interrogatorio di garanzia ha aperto bocca solo per dire che in carcere non riesce a stare, sta male, ha bisogno della cocaina, quella che prima non mancava mai, che sosteneva una vita consumata a mille.

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