Italia. Radicali: a San Vittore ci sono 250 tossicodipendenti, diritti umani violati
In una interrogazione al ministro della Giustizia i deputati radicali Zamparutti, Bernardini, Beltrandi, Farina Coscioni, Mecacci e Turco descrivono, dopo una visita ispettiva avvenuta lo scorso 11 maggio nel carcere di San Vittore, delle condizioni carcerarie che non assicurano il rispetto dei diritti umani dei detenuti, delle norme igienico-sanitarie e della privacy e non adempiono al principio costituzionale per cui "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Inoltre in un'altra interrogazione sempre al ministro Alfano, sempre a seguito di una ispezione avvenuta lo stesso 11 maggio nella casa circondariale di Lecco, riferiscono di tagli a tutti i capitoli di bilancio - azzerate le risorse per la manutenzione, nessun psicologo, retribuzione garantita per un solo lavorante-detenuto sui 14 attuali -, che "pregiudichino la possibilità, per uno dei carceri che poteva essere definito tra i migliori del nostro Paese, di continuare ad operare assicurando condizioni di detenzione dignitose". I deputati segnalano che nel carcere milanese vivono 1427 detenuti maschi - dei quali tra il 70 e il 75 per cento stranieri e circa 250 tossicodipendenti - per una capienza effettiva di 900 posti, tenuto conto della chiusura di tre sezioni, una perché crollata e le altre perché in fase di ristrutturazione. Quindi descrivono le allucinanti condizioni in cui si ritrovano a vivere i detenuti comuni: celle di circa 10 metri quadrati fatiscenti - con parassiti, muri cadenti e finestre che non si chiudono - in cui 9 persone dormono in letti a castello a due o tre piani con materassi sporchi e rotti e coperte e lenzuola altrettanto sporche, usando un lavandino largo 25 cm - posto tra un tavolino con fornelli da campo e un water - che serve contemporaneamente alla pulizia personale, della cella e degli indumenti, creando "una situazione di uso promiscuo degli spazi del lavaggio personale". Si riferisce che "manca una fornitura minima di piatti, carta igienica e sapone in contrasto con la quantità di pacchi ricevuti dall'esterno" e che la distribuzione dei pasti non ha protezione igienica.
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