Messico. Il museo della droga
Dalle sostanze allucinogene dei tempi degli aztechi alla lotta al cartelli della cocaina: il Museo della droga di Citta' del Messico e' aperto ormai da una ventina d'anni ma e' negli ultimi tempi che ha acquisito piu' notorieta', in coincidenza con l'emergere della lotta al narcotraffico come la priorita' numero uno del governo.Il 'museo de los Enervantes' 'presenta la lotta contro la droga in tutta la sua bruttezza ma anche complessita'', osservano i media messicani, ricordando che all'interno 'c'e' per esempio una stanza dedicata all'uso del peyote e delle sostanza allucinogene dell'epoca maya e azteca, cosi' come una lunga serie di oggetti che evidenziano i sistemi utilizzati dall'esercito nel tentativo di fermare questa piaga'.
Dipendente direttamente dalle Forze armate, e situato all'interno del ministero della Difesa, il museo puo' essere visitato solo dai giovani cadetti e da pochi invitati eletti.
Grande spazio e' dedicato tra l'altro alle attivita' che proprio le Forze della sicurezza fanno nel Paese per sradicare le piante delle sostanze illecite, oppure per scovare i luoghi dove i 'narcos' nascondono la cocaina o l'eroina.
'Strappi queste erbacce dal terreno in un luogo e quando ti giri ecco che subito da un'altra parte spuntano altre coltivazioni', afferma il maggiore Mario Ayala Lopez, forse l'unico curatore di un museo al mondo che chiede di non farsi fotografare ne' di apparire sui giornali.
Un'altra sala e' dedicata a un tema di grande attualita' nel Paese latinoamericano, e cioe' i mille modi utilizzati per portare la droga negli Stati Uniti. Si puo' per esempio 'ammirare' il manichino di una donna con il ventre gonfio a causa degli ovuli di droga ingeriti, oppure la fotografia, sempre di una trafficante, con la droga nascosta nei glutei grazie ad un accurato intervento chirurgico. E ancora, scarpe, scatole di birra e persino una tavola da surf: tutte rigorosamente piene di cocaina. (Ansa)
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