Martedì 30 giugno 2026
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Minori migranti picchiati e respinti alle frontiere europee

U.E.
Notizia ·

Le frontiere europee non fanno eccezioni nemmeno per i minorenni. Lo denuncia il quotidiano Domani, che ha raccolto testimonianze dirette di giovani migranti respinti con l'uso della violenza nel corso di operazioni di controllo ai confini dell'Unione europea. Secondo quanto riportato, le forze dell'ordine avrebbero circondato gruppi di persone in transito — tra cui minori — colpendoli prima di rimandarli indietro. «Ci hanno circondato e hanno iniziato a picchiare tutti», è la testimonianza di uno dei ragazzi coinvolti.

 

La pratica dei cosiddetti pushback — i respingimenti sommari senza accesso alle procedure di asilo — è documentata da anni lungo le principali frontiere terrestri e marittime dell'UE. Riguarda Grecia, Bulgaria, Ungheria, Polonia, ma anche i confini interni tra Italia e Francia. Quello che le nuove testimonianze raccolte da Domani aggiungono al quadro già noto è la conferma che anche i minori non accompagnati subiscono gli stessi trattamenti violenti riservati agli adulti, in aperta violazione delle norme internazionali sulla protezione dell'infanzia.

Non si tratta di episodi isolati. Secondo il rapporto annuale della rete intereuropea Protecting Rights at Borders (PRAB), nel solo 2024 oltre 120.000 persone sono state respinte alle frontiere UE. Tra queste, famiglie con bambini e minori non accompagnati provenienti soprattutto da Siria, Afghanistan, Marocco ed Egitto. I respingimenti avvengono spesso attraverso percosse, confisca di effetti personali, uso di cani e pratiche umilianti. In molti casi, ai migranti non viene consegnato alcun documento né viene permesso loro di presentare domanda di protezione internazionale.

 

Sul confine italo-francese, un'analisi condotta dallo European Network Against Racism (ENAR) tra giugno 2024 e dicembre 2025 ha documentato casi emblematici: un ragazzo di 14 anni originario del Marocco è stato rinchiuso in una struttura detentiva per adulti per tre giorni; un giovane camerunense con cittadinanza italiana è stato fermato e poi espulso dalla Francia senza ricevere alcuna documentazione, sulla sola base del colore della pelle. La gestione del confine — scrive Domani riportando il rapporto ENAR — si basa sistematicamente sul profiling razziale.

 

Il diritto internazionale vieta i respingimenti collettivi e impone agli Stati di garantire ai minori tutele specifiche, indipendentemente dalla loro nazionalità o condizione di regolarità. L'articolo 33 della Convenzione di Ginevra del 1951 sancisce il principio di non-refoulement, che proibisce di rimandare una persona in un luogo dove rischia persecuzioni o danni gravi. Eppure, secondo le organizzazioni umanitarie, in nessun paese europeo è stato avviato un procedimento giudiziario nei confronti di agenti di frontiera per i comportamenti violenti documentati.

 

Il tema si inserisce nel più ampio dibattito sul nuovo Patto UE su migrazione e asilo, entrato in vigore il 12 giugno 2025, e sul recente regolamento rimpatri — ribattezzato da molte organizzazioni «regolamento deportazioni» — che prevede un largo uso della detenzione anche per i minori, periodi di trattenimento fino a due anni e mezzo e la possibilità di trasferire le persone in centri situati fuori dal territorio europeo. Disposizioni che, secondo Save the Children e SOS Méditerranée, rischiano di aggravare ulteriormente la vulnerabilità dei più giovani.

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