Martedì 9 giugno 2026
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NSW: uso di droghe illegali in aumento ma le autorità restano sulla linea repressiva

OCEANIA - AUSTRALIA
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Nel Nuovo Galles del Sud (NSW) il consumo di droghe illegali è in forte crescita, ma le autorità statali continuano a puntare su un approccio repressivo che esperti e osservatori definiscono inefficace e pericoloso per la salute pubblica. È quanto denuncia Sydney Criminal Lawyers, testata australiana specializzata in diritto penale.

 

I dati parlano chiaro: secondo il Programma nazionale di monitoraggio delle acque reflue, tra il 2022-23 e il 2023-24 il consumo stimato di metanfetamine è aumentato del 21%, quello di cocaina del 69%, di MDMA del 49% e di eroina del 14%. Tra agosto 2023 e agosto 2024, gli australiani avrebbero consumato complessivamente circa 22,2 tonnellate di droghe illegali, per un valore stimato di 11,5 miliardi di dollari. Il NSW risulta in testa ai consumi nazionali di cocaina, con livelli quasi doppi rispetto allo Stato australiano che lo segue.

 

Nonostante questo scenario, le forze dell'ordine del NSW continuano a privilegiare l'applicazione penale della legge rispetto alle politiche di riduzione del danno. L'Early Drug Diversion Initiative — un programma introdotto nel 2024 che consente alla polizia di dirottare chi viene trovato in possesso di piccole quantità di droga verso una multa amministrativa o un colloquio con un operatore sanitario, anziché procedere penalmente — risulta ampiamente inapplicata. I dati disponibili mostrano che la polizia ha utilizzato questa facoltà solo nel 6,9% dei casi, e appena nel 2,6% dei casi che coinvolgono persone indigene.

 

I critici sottolineano che misure come il drug checking (analisi delle sostanze) e le stanze del consumo supervisionato, raccomandate da esperti di sanità pubblica e sostenute da evidenze scientifiche, continuano a essere ignorate o ostacolate per ragioni politiche. Nel 2024 si è tenuto un Drug Summit statale con oltre 700 partecipanti e quasi 3.700 contributi scritti: il governo ha dichiarato di sostenere "in linea di principio" più di 50 raccomandazioni, ma i riformatori denunciano che le misure più incisive — dalla decriminalizzazione del possesso alla piena implementazione dei servizi di riduzione del danno — restano lettera morta.

 

Secondo i sostenitori della riforma, questo approccio non riduce il consumo, ma espone i consumatori a sostanze contaminate senza alcuna rete di sicurezza sanitaria, continuando a causare morti evitabili. Come osserva l'ASPI Strategist, "continuare a investire massicciamente in una strategia palesemente fallimentare non è solo uno spreco di risorse: è una responsabilità politica". La riduzione del danno, oggi trattata come terzo pilastro della politica antidroga, dovrebbe invece diventarne il fondamento.

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