Giovedì 24 settembre 2026
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Sanità, il medico: "La vera riforma è la relazione col paziente"

U.E. - ITALIA
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Il dibattito sulla sanità italiana si concentra da mesi su strutture, fondi del PNRR e strumenti digitali, trascurando quello che dovrebbe essere il vero fulcro del sistema: il rapporto di fiducia tra medico e paziente. È la tesi sostenuta da Pier Luigi Bartoletti, medico di medicina generale, in una lettera pubblicata da Quotidiano Sanità.

 

Secondo Bartoletti, il confronto pubblico si esaurisce tra rendering di nuove Case della Comunità, cronoprogrammi e tabelle di finanziamento contese tra maggioranza e opposizione, mentre Case della Comunità, fascicoli elettronici e algoritmi di appropriatezza vengono annunciati senza che nessuno si interroghi davvero su chi assisterà concretamente i pazienti, ogni giorno, per anni, e con quali competenze. Il punto centrale della lettera è netto: il motore del Servizio Sanitario Nazionale non sono i metri quadrati né i software, ma la relazione di fiducia tra il professionista e la persona che cura. A sostegno di questa affermazione, il medico cita tre ricerche scientifiche. La prima è uno studio norvegese basato su registri sanitari, pubblicato sul British Journal of General Practice nel 2022, che ha analizzato oltre 4,5 milioni di pazienti con un follow-up fino a 15 anni: mantenere nel tempo lo stesso medico di famiglia riduce del 25% la mortalità, del 28% i ricoveri urgenti e del 30% il ricorso a guardia medica e pronto soccorso.

 

La seconda ricerca è la revisione sistematica firmata da Pereira Gray e pubblicata su BMJ Open nel 2018, che ha esaminato 22 studi: la continuità di cura risulta associata a una riduzione significativa della mortalità nell'81,8% degli studi di qualità elevata. La terza è la revisione condotta da Forte ed Ebell, pubblicata su Recenti Progressi in Medicina nel 2025 su 18 studi e oltre 15 milioni di pazienti, che conferma riduzioni comprese tra il 10 e il 20% su mortalità, ospedalizzazioni e accessi al pronto soccorso.

 

Bartoletti denuncia quello che definisce un vero e proprio paradosso: alcuni modelli organizzativi affidano l'assistenza territoriale a medici a rotazione, senza garantire continuità nel rapporto con i pazienti, vanificando così i benefici documentati dalla letteratura scientifica. Nella lettera viene criticato anche il proliferare di sigle burocratiche come RUAP, AFT e UCCP, insieme a un linguaggio sempre più aziendalistico che sostituisce espressioni come "presa in cura" con termini come "presa in carico", svuotando di significato umano la pratica medica.

Il medico chiede quindi di investire sulle competenze specifiche della medicina generale e sulla stabilità del legame tra medico e paziente, un aspetto che considera cruciale soprattutto in vista dell'invecchiamento demografico previsto nei prossimi dieci anni, quando la domanda di assistenza continuativa e di fiducia nel proprio medico di riferimento è destinata a crescere ulteriormente.

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