Sovranità digitale. La Corte dà ragione alla Francia su verifica di età e controlli stradali
La Corte di giustizia dell’Ue ha confermato ieri la possibilità per la Francia di imporre alle piattaforme pornografiche un obbligo di verifica dell’età degli utenti e di vietare la diffusione di informazioni su determinati controlli stradali. Due società della Repubblica ceca avevano chiesto al Consiglio di Stato francese di annullare le disposizioni nazionali che impongono di predisporre dispositivi tecnici di verifica dell’età per impedire l’accesso dei minori ai siti pornografici. La società Coyote System, che fornisce servizi di ausilio alla guida tramite geolocalizzazione, aveva fatto lo stesso sul divieto di diffondere informazioni trasmesse dagli utenti su controlli di polizia stradali. La Corte ha stabilito che, sebbene le norme francesi violino la libera circolazione dei servizi, la direttiva sul commercio elettronico consente di applicare queste misure ai prestatori non stabiliti sul territorio di uno Stato membro, quando perseguono obiettivi come l’ordine pubblico e la pubblica sicurezza. Il primo caso riguarda la tutela dei minori, il secondo le informazioni condivise sui controlli stradali. La Francia avrebbe comunque dovuto chiedere allo Stato membro di stabilimento di adottare misure adeguate e notificare le proprie alla Commissione. Spetterà al giudice nazionale verificare che questa condizione sia stata rispettata.
Un precedente per la responsabilità dei social media? — Le motivazioni della sentenza di ieri della Corte di giustizia dell’Ue sul caso Coyote contengono un passaggio che potrebbe aprire alla possibilità di imporre una responsabilità ai social media e alle altre piattaforme per i contenuti illegali o pericolosi pubblicati dagli utenti e promossi attraverso gli algoritmi. Secondo i giudici di Lussemburgo, un prestatore qualificato di servizi online come “hosting” è in linea di principio esonerato da responsabilità per le informazioni memorizzate su richiesta di un utente, perché non è tenuto a esserne a conoscenza né a esercitarne il controllo. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che un fornitore che determina con un algoritmo a quali condizioni, in che modo e con quale ordine di priorità queste informazioni sono diffuse o meno esercita un controllo su queste ultime e, di conseguenza, non è esonerato da responsabilità. Il social network X, con il suo potente algoritmo che promuove messaggi polarizzanti e violenti, può essere considerato un semplice “hosting”?
(Il Mattinale Europeo)