Tesla e Musk a processo: class-action per le promesse mai mantenute sull'auto che si guida da sola
Tesla ed Elon Musk sono finiti nel mirino della giustizia americana con una class-action che conta circa 3.000 aderenti in California. Al centro della causa ci sono le ripetute e mai mantenute promesse sulla guida autonoma completa, per la quale migliaia di acquirenti hanno pagato cifre salate nel corso degli anni.
Come riporta The Cooldown, la vicenda ruota attorno al pacchetto software Full Self-Driving (FSD), venduto da Tesla a partire dal 2016 con la promessa che i veicoli avrebbero presto raggiunto la piena autonomia di guida. Il primo querelante è Tom LoSavio, avvocato in pensione di San Francisco, che nel 2017 acquistò una Tesla Model S per oltre 100.000 dollari, pagando altri 8.000 dollari per l'accesso a vita alla funzionalità FSD. Nove anni dopo, la sua auto non è ancora in grado di guidarsi da sola.
La class-action — ufficialmente denominata In re Tesla Advanced Driver Assistance Systems Litigation e pendente presso il Tribunale federale del Distretto Nord della California — è stata certificata nell'agosto 2025 dalla giudice Rita F. Lin, che ha riscontrato elementi sufficienti a ritenere che Tesla abbia indotto in errore i consumatori. La classe comprende i clienti californiani che hanno acquistato o noleggiato un veicolo Tesla tra il 20 ottobre 2016 e il 31 luglio 2024, pagando il pacchetto FSD. Il processo è atteso nel 2026.
Al cuore dell'accusa c'è un post sul blog di Tesla dell'ottobre 2016, in cui l'azienda dichiarava che "tutti i veicoli prodotti nella nostra fabbrica avranno l'hardware necessario per la guida autonoma completa". Musk, dal canto suo, aveva promesso già nel 2015 che le Tesla sarebbero state capaci di guidarsi da sole entro due anni, e nel 2016 sosteneva che entro la fine del 2017 un'auto Tesla avrebbe potuto percorrere in autonomia il tragitto da Los Angeles a New York. Quelle dimostrazioni, stando alle accuse, non si sono mai materializzate.
La situazione si è ulteriormente complicata quando, nel gennaio 2025, lo stesso Musk ha ammesso durante una conference call con gli investitori che i computer Hardware 3 — installati su circa 4 milioni di veicoli nel mondo — non sono fisicamente in grado di raggiungere il livello di guida autonoma promesso e dovranno essere sostituiti. Poi, nell'aprile 2026, durante la call sui risultati del primo trimestre, Musk ha ribadito che l'Hardware 3 "semplicemente non ha la capacità di raggiungere l'FSD senza supervisione", indicando la larghezza di banda della memoria come il collo di bottiglia. A distanza di oltre 15 mesi dalla prima ammissione, Tesla non ha ancora avviato alcun programma concreto di sostituzione hardware né previsto rimborsi.
I querelanti chiedono il rimborso delle somme versate per il pacchetto FSD. Gli avvocati sostengono che i prezzi del software — lievitati nel tempo fino a oltre 10.000 dollari — riflettano la volontà di Tesla di sfruttare le aspettative dei consumatori, promettendo funzionalità che non sono mai state consegnate come pubblicizzato. Le potenziali richieste di risarcimento aggregate potrebbero raggiungere centinaia di milioni di dollari se venissero accordati rimborsi integrali a tutti i componenti della classe certificata. Secondo Electrek, considerando anche gli altri contenziosi aperti, l'esposizione complessiva di Tesla potrebbe arrivare a 14,5 miliardi di dollari.
Il fenomeno non si limita agli Stati Uniti: nei Paesi Bassi un proprietario di Tesla ha avviato un'iniziativa legale per organizzare i clienti europei, dopo aver pagato 6.400 euro per l'FSD nel 2019 e aver ricevuto come risposta dall'azienda l'invito ad "avere pazienza". In Australia è in corso un'analoga class-action che accusa Tesla di aver venduto veicoli "incapaci di supportare una guida completamente autonoma o quasi autonoma" in base all'hardware acquistato anni fa. Tesla sta impugnando lo status di class-action della causa californiana.