Giovedì 27 agosto 2026
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Truffa cripto da 24 milioni a Las Vegas: condanna fino a 280 anni

AMERICHE - USA
Notizia ·

Una giuria federale di Las Vegas ha giudicato colpevole un imprenditore statunitense di aver orchestrato uno schema Ponzi basato su presunti investimenti in criptovalute, costato ad almeno 400 persone un totale di 24 milioni di dollari. Come riporta Las Vegas Review-Journal, l'uomo, Brent C. Kovar, 58 anni, rischia una pena detentiva fino a 280 anni di carcere, il massimo previsto dalla legge per i reati contestati.

 

Secondo quanto ricostruito dall'ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il distretto del Nevada, Kovar era proprietario della società Profit Connect, attiva da fine 2017 a luglio 2021. L'azienda sosteneva di utilizzare un software di intelligenza artificiale installato su un supercomputer per estrarre criptovalute e verificare le relative transazioni. Sulla base di questa presunta tecnologia, Kovar prometteva agli investitori rendimenti annui fissi compresi tra il 15% e il 30%, oltre a una garanzia di rimborso totale del capitale al 100%.

 

In realtà, secondo l'accusa, Profit Connect non era mai stata un'attività redditizia e non disponeva di alcuna riserva reale in criptovalute, nonostante Kovar avesse dichiarato agli investitori che l'azienda custodiva centinaia di milioni di dollari in asset digitali. Il denaro raccolto dai nuovi investitori veniva utilizzato per finanziare le spese operative della società, per acquisti personali - tra cui l'abitazione dello stesso imprenditore e regali per i dipendenti - e per rimborsare i primi investitori facendo credere che quei pagamenti derivassero effettivamente dall'attività di mining, secondo il classico meccanismo dello schema Ponzi.

 

Al termine di un processo durato nove giorni, la giuria ha dichiarato Kovar colpevole di 11 capi d'accusa per frode telematica, due per frode postale e due per riciclaggio di denaro. L'indagine, condotta congiuntamente da FBI, dalla divisione investigativa criminale dell'Agenzia delle Entrate statunitense (IRS) e dall'ispettorato generale della FDIC, aveva portato a un'incriminazione iniziale nel febbraio 2025 che prevedeva un'esposizione massima fino a 330 anni di carcere; il verdetto di condanna su 15 dei capi contestati ha ridotto la pena massima teorica a 280 anni.

 

La sentenza definitiva sarà pronunciata il 30 novembre dalla giudice distrettuale Jennifer A. Dorsey, che dovrà tenere conto delle linee guida federali sulla determinazione della pena e di altri fattori statutari: la pena effettiva potrebbe quindi risultare significativamente inferiore al massimo teorico, pur continuando a rappresentare, nei fatti, un ergastolo per l'imputato.

Un responsabile dell'ufficio investigativo criminale dell'IRS ha commentato che il verdetto riflette la gravità dello schema messo in piedi da Kovar e l'impatto avuto su centinaia di investitori, sottolineando come chi costruisce operazioni fondate su garanzie false, profitti inventati e riserve inesistenti finisca per minare la fiducia nel sistema finanziario, lasciando le vittime a fronteggiare danni economici concreti.

 

Il caso si inserisce in un contesto di crescita delle frodi legate agli investimenti in criptovalute negli Stati Uniti, dove le perdite segnalate sono passate da 3,96 miliardi di dollari nel 2023 a 5,8 miliardi nel 2024, fino a superare i 7,2 miliardi di dollari nel 2025, spingendo FBI, SEC e IRS a intensificare le azioni di contrasto.

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