Cannabis nel Regno Unito: medicina per chi può permettersela, reato per chi non può

Nel Regno Unito la cannabis è al tempo stesso farmaco legale e sostanza illegale. A determinare quale delle due facce prevalga non è il modo in cui viene usata, ma la capacità economica di chi la usa. È quanto denuncia un'analisi pubblicata da The Conversation, che mette a nudo le contraddizioni di un sistema che tratta la stessa pianta come medicina o come crimine a seconda del conto in banca del paziente.
Nel 2018 il governo britannico ha modificato la normativa sugli stupefacenti, consentendo a medici specialisti di prescrivere prodotti a base di cannabis a scopo terapeutico. La misura era presentata come un passo verso una sanità basata sull'evidenza scientifica, riconoscendo il potenziale terapeutico della cannabis in condizioni come nausea da chemioterapia, spasticità nella sclerosi multipla ed epilessia farmacoresistente. A quasi sette anni di distanza, però, l'accesso rimane fortemente limitato.
Le prescrizioni tramite il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) sono rarissime: nella pratica, la quasi totalità dei pazienti ottiene la cannabis per via privata, sostenendo costi considerevoli. Per molti altri, l'accesso legale è semplicemente fuori portata. Eppure chi usa cannabis a scopo terapeutico senza ricetta può comunque incorrere in sanzioni penali.
Il problema non è una semplice incoerenza normativa: è una disuguaglianza strutturale. Il percorso per ottenere una prescrizione è stretto, le linee guida cliniche rimangono caute, molti medici sono restii a prescriverla e i pazienti faticano a orientarsi nel sistema. Chi non può permettersi le cure private si trova di fronte a opzioni limitate: rinunciare al trattamento, ricorrere ad alternative meno efficaci oppure procurarsi la cannabis illegalmente.
Il risultato è, di fatto, un sistema a due livelli in cui la legalità dipende non tanto dal bisogno medico quanto dalle disponibilità economiche. Le barriere finanziarie sono significative: i pazienti privati devono pagare la visita specialistica, le spese di registrazione alla clinica, i controlli periodici e il costo del medicinale stesso. Chi può permettersi tutto ciò usa la cannabis legalmente; chi non può rischia la criminalizzazione per un comportamento sostanzialmente identico.
La disuguaglianza può manifestarsi perfino all'interno dello stesso nucleo familiare: due persone che usano lo stesso prodotto a base di cannabis per ragioni di salute analoghe si trovano in condizioni legali opposte, in base alla sola capacità di pagare le parcelle della clinica privata. Per chi è già alle prese con dolore cronico, ansia o trauma, affidarsi a forniture illegali aggiunge stress, incertezza e il costante timore di subire conseguenze penali. Il rischio di sentirsi criminalizzati mentre si cerca soltanto di gestire la propria salute può alimentare, a sua volta, stigma sociale e senso di esclusione.
C'è poi una contraddizione ulteriore a livello di politica pubblica: un sistema concepito per regolare l'uso della cannabis può, proprio attraverso le sue restrizioni, finire per alimentare i mercati illeciti che intendeva sostituire. Come osserva l'analisi, quando la differenza tra una ricetta medica e un precedente penale è determinata dal denaro, questo dice molto su chi le leggi sulle droghe siano davvero pensate per proteggere.