Lunedì 8 giugno 2026
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La nuova strategia antidroga di Trump aggrava le conseguenze delle droghe. IDPC

Articolo · Redazione ·
Neon Tommy - Openverse
Foto: Neon Tommy — Openverse (CC BY-SA 2.0)

La nuova strategia antidroga degli Stati Uniti sotto l'amministrazione Trump segna, secondo l'International Drug Policy Consortium (IDPC), una svolta decisa verso la securitizzazione del problema della droga: un cambio di rotta che abbandona le politiche di riduzione del danno e salute pubblica costruite negli anni precedenti, per abbracciare un approccio punitivo e militarizzato.

Il documento ufficiale — la National Drug Control Strategy 2026, pubblicata dall'Office of National Drug Control Policy (ONDCP) — definisce come obiettivo una America in cui "una vita senza droghe sia la norma sociale prevalente". La strategia non utilizza in nessun punto il termine "riduzione del danno", riflettendo la linea dell'amministrazione che ha già smantellato programmi di prevenzione e tagliato miliardi di finanziamenti destinati alla salute mentale e alle dipendenze.

Al centro della nuova impostazione c'è il concetto di "narcoterrorismo": fin dall'insediamento, l'amministrazione Trump ha designato diversi cartelli della droga come organizzazioni terroristiche, aprendo la strada all'uso di strumenti militari tradizionalmente riservati ai nemici in guerra — inclusi attacchi cinetici, operazioni speciali extraterritoriali e sanzioni finanziarie aggressive. Dal settembre 2025, operazioni militari statunitensi nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico orientale, condotte contro imbarcazioni sospettate di traffico di stupefacenti, hanno causato la morte di oltre 150 persone. L'ONU e diversi esperti indipendenti hanno definito queste azioni esecuzioni extragiudiziali, contrarie al diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.

L'IDPC e dodici organizzazioni della società civile hanno avvertito che la crescente strumentalizzazione della narrativa del "narcoterrorismo" serve a giustificare l'uso eccessivo della forza e a limitare lo spazio di azione delle organizzazioni che tutelano le persone che usano droghe e le comunità più vulnerabili. Secondo l'IDPC, equiparare il traffico di droga al terrorismo è fattualmente impreciso: il diritto internazionale distingue chiaramente tra criminalità organizzata — motivata da profitto — e terrorismo, che ha natura politica o ideologica.

Sul piano multilaterale, alla 68ma sessione della Commissione ONU sugli stupefacenti (CND) del marzo 2026, gli Stati Uniti — rimasti praticamente isolati — si sono opposti alla risoluzione sulla riduzione del danno presentata da Norvegia e Finlandia, sostenendo che tale approccio "contribuisce alla normalizzazione dell'uso di droghe". La risoluzione è stata adottata con 45 voti a favore; solo Stati Uniti e Argentina hanno votato contro. Un rovesciamento netto rispetto al 2024, quando era stata proprio l'amministrazione Biden a guidare l'inclusione della riduzione del danno in una risoluzione ONU per la prima volta nella storia.

Per l'IDPC, questo cambio di rotta rischia di aggravare le conseguenze negative sulle comunità più vulnerabili e di compromettere i progressi in materia di diritti umani nel campo delle politiche sulle droghe, oltre a incoraggiare altri governi ad adottare simili escalation nell'uso della forza letale nelle operazioni antidroga.

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