Giovedì 27 agosto 2026
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Assolti in appello: si può dire 'delinquente' a Berlusconi

U.E. - ITALIA
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La Corte d'appello civile di Roma ha respinto per la seconda volta la richiesta di risarcimento danni presentata contro il giornalista Massimo Fini, Marco Travaglio, Peter Gomez e la società editrice de Il Fatto Quotidiano. Al centro della vicenda ci sono sei articoli firmati da Fini nel 2018, in cui Silvio Berlusconi veniva definito "delinquente", "terrorista", "malavitoso" e "pregiudicato", oltre a essere accusato di aver iniziato la propria carriera imprenditoriale grazie a soldi provenienti dalla mafia.

 

La prima sezione civile della Corte, con il presidente Pinto e il giudice relatore Aversano, ha confermato la sentenza di primo grado emessa nel 2021, ritenendo che quelle espressioni rientrassero nel legittimo esercizio del diritto di critica politica e non configurassero una campagna denigratoria nei confronti dell'ex premier.

 

Dopo la morte di Silvio Berlusconi, avvenuta nel 2023, il giudizio in appello era stato portato avanti dai cinque figli dell'ex Cavaliere, che ora si vedono condannati a versare altri 10mila euro a titolo di spese legali, in aggiunta a quanto già stabilito in primo grado.

 

Secondo quanto riportato da Il Giornale, l'avvocata del Fatto Quotidiano, Caterina Malavenda, ha difeso la sentenza definendola un'applicazione rigorosa dei principi elaborati dalla giurisprudenza in materia di diritto di critica politica. Di segno opposto la lettura dei legali della famiglia Berlusconi, Andrea Di Porto e Fabio Lepri, che hanno annunciato ricorso in Cassazione. Secondo i due avvocati, la sentenza della Corte d'Appello di Roma "non applica in modo corretto i criteri fissati dalla Cassazione per il legittimo esercizio del diritto di critica politica", finendo per legittimare accuse gravi fondate su circostanze non veritiere.

La vicenda giudiziaria si inserisce in un filone già battuto negli anni scorsi dai tribunali italiani riguardo ai rapporti tra libertà di stampa, satira e reputazione dei politici. Un precedente significativo riguarda proprio Marco Travaglio: la Cassazione aveva già respinto un ricorso di Berlusconi relativo a un'intervista del 2001 nel programma Satyricon, condotta da Daniele Luttazzi, ritenendo che si trattasse di legittima cronaca, critica politica e satira.

 

Nel caso degli articoli di Fini, i giudici hanno ritenuto che le espressioni utilizzate, per quanto dure, si inserissero in un contesto di critica politica generale e non costituissero affermazioni prive di fondamento fattuale, elemento che nella giurisprudenza italiana rappresenta uno dei requisiti per l'esercizio legittimo del diritto di critica anche quando si ricorre a toni aspri o a espressioni forti nei confronti di figure pubbliche.

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