Droghe nel Sud-Est asiatico: l'IDPC chiede la fine delle politiche punitive
Un rapporto dell'International Drug Policy Consortium (IDPC) fa il punto sulla politica sulle droghe nel Sud-Est asiatico e delinea le prospettive di riforma verso la decriminalizzazione. Il documento valuta un decennio di politiche globali sulle droghe, documentandone i cambiamenti, i progressi verso approcci più orientati alla salute e ai diritti umani, ma anche la spinta crescente verso la militarizzazione e la securitizzazione del tema.
La regione del Sud-Est asiatico è storicamente tra le più repressive al mondo in materia di droghe. Le politiche attuali dell'area ASEAN, basate sull'obiettivo irrealistico di costruire società "libere dalle droghe", hanno clamorosamente fallito nel ridurre i mercati illegali. Secondo l'IDPC, la criminalizzazione alimenta lo stigma, sottrae risorse ai servizi sanitari essenziali e crea ostacoli gravi e duraturi alla salute e al benessere delle persone.
Il decennio trascorso ha tuttavia registrato alcuni segnali di cambiamento. In Thailandia, ad esempio, sono state introdotte riforme con l'obiettivo dichiarato di produrre benefici sanitari, culturali ed economici per le comunità, in particolare con la regolamentazione legale di cannabis e kratom. Permangono però forti contraddizioni: il paese detiene il primato del più alto tasso di incarcerazione nel Sud-Est asiatico e il secondo tasso più alto di detenzione femminile a livello mondiale. I casi legati alle droghe portati davanti ai tribunali di primo grado sono aumentati del 25% tra il 2023 e il 2024, e la criminalizzazione per reati legati alle droghe pesa per il 70% sulla popolazione carceraria totale.
Un momento significativo si è registrato nel 2025, quando la Commissione intergovernativa dell'ASEAN per i diritti umani (AICHR) ha discusso per la prima volta nella sua storia le politiche sulle droghe, riconoscendo l'impatto delle misure punitive sui diritti fondamentali. Questo passo apre potenzialmente la strada a modifiche nel prossimo piano di lavoro regionale in materia.
Sul fronte della responsabilità penale, l'ex presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, accusato di migliaia di esecuzioni extragiudiziali durante la sua sanguinosa "guerra alla droga", si trova ora all'Aia in attesa di processo davanti alla Corte penale internazionale. Attivisti filippini per i diritti umani hanno descritto un decennio di vite spezzate e comunità traumatizzate dalla brutalità impiegata in nome della lotta al traffico di droga, mentre l'ASEAN si nascondeva dietro la propria politica di "non interferenza" ignorando le violazioni.
Nel 2026, l'organo ASEAN responsabile delle politiche sulle droghe — l'ASEAN Ministerial Meeting for Drug Matters (AMMD) — è atteso a completare la revisione del Piano d'azione per mettere in sicurezza le comunità dai narcotici 2016-2025. L'IDPC, insieme alla società civile, raccomanda che questo processo includa una raccolta sistematica di prove sull'efficacia (e sull'inefficacia) delle politiche adottate, dando voce alle esperienze di chi usa droghe, degli ex detenuti e delle comunità agricole che coltivano colture considerate illecite.
L'IDPC propone una via alternativa: politiche sulle droghe fondate su prove scientifiche, tutela della salute e rispetto dei diritti umani, costruite con il contributo attivo della società civile. Le sfide non mancano: i tagli ai finanziamenti colpiscono duramente le organizzazioni della società civile e i gruppi comunitari, mettendo a rischio la loro capacità di sostenere le riforme. Nonostante ciò, l'IDPC ritiene che il Sud-Est asiatico abbia oggi un'occasione concreta per abbandonare un sistema di controllo delle droghe che ha palesemente fallito nel proteggere la salute, i diritti e la sicurezza della sua popolazione.