Prezzi degli hard disk gonfiati da un cartello: class action
Negli Stati Uniti è stata depositata una nuova class action che punta il dito contro i produttori di componenti chiave per gli hard disk drive (HDD). Come riporta Hardware Upgrade, la causa è stata presentata presso la U.S. District Court for the Northern District of California e accusa diversi fornitori riconducibili ai gruppi TDK Corporation e NHK Spring di aver orchestrato un cartello sui prezzi per oltre un decennio.
Secondo l'accusa, lo schema anticoncorrenziale sarebbe stato attivo dal 1 gennaio 2003 al 31 dicembre 2016: un periodo di tredici anni durante il quale i produttori si sarebbero coordinati per fissare artificialmente i prezzi di vendita, con ricadute dirette sui costi sostenuti da rivenditori e consumatori finali.
Al centro della vicenda ci sono le cosiddette "suspension assembly", ovvero i sottili bracci meccanici che regolano il posizionamento della testina di lettura e scrittura sopra i dischi magnetici in rotazione all'interno di ogni HDD. Si tratta di componenti critici, la cui produzione da parte delle aziende coinvolte riguarderebbe circa il 97% degli hard disk venduti nel mondo. Questo significa che, pur non essendo citate direttamente nell'azione legale, le principali marche di hard disk — Seagate, Western Digital e Toshiba — risultano indirettamente interessate dalla vicenda, in quanto utilizzano i componenti dei fornitori sotto accusa.
L'azione legale non si limita agli hard disk acquistati come prodotti a sé stanti: riguarda anche tutti i computer e i sistemi che incorporavano unità disco tradizionali nel periodo indicato.
La class action statunitense rappresenta la prosecuzione di un analogo procedimento avviato in Canada nel 2019. Oltreoceano la causa è già stata certificata dai tribunali canadesi, e un ricorso contro tale decisione è stato respinto nel 2022, consentendo al procedimento di andare avanti. Sebbene i due contesti legali siano distinti, le accuse e i soggetti coinvolti sono sostanzialmente gli stessi.
Per il momento non è stata fissata alcuna udienza negli Stati Uniti e non vi sono garanzie sull'esito finale. Qualora però i ricorrenti ottenessero una sentenza favorevole, chi ha acquistato prodotti interessati tra il 2003 e il 2016 potrebbe avere diritto a un risarcimento.