Mercoledì 9 settembre 2026
Menu

Salute riproduttiva "in prima linea" negli attacchi anti-scienza, denuncia l'ONU

MONDO
Notizia ·

La salute sessuale e riproduttiva è diventata uno dei bersagli privilegiati di una più ampia offensiva contro la scienza, i fatti e la verità. È l'allarme lanciato dalla professoressa Kate Gilmore, co-presidente del panel consultivo su genere e diritti dell'HRP, il programma speciale sulla riproduzione umana gestito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per conto delle Nazioni Unite, durante un webinar organizzato in apertura del mese dedicato alla salute sessuale e riproduttiva, che si celebra ogni settembre.

 

Come riporta Health Policy Watch, secondo Gilmore chi difende la salute e i diritti sessuali e riproduttivi si trova oggi "in prima linea" di fronte a una crescente ostilità verso la scienza, aggravata da un intreccio tossico di razzismo, sessismo e omofobia. Leader politici in diverse parti del mondo cercherebbero deliberatamente di reprimere la ricerca indipendente, cancellare la libertà accademica e negare l'evidenza scientifica, tagliando i finanziamenti in modo da riservare i benefici della scienza soltanto a una ristretta élite.

 

Durante l'incontro sono stati portati esempi concreti di come la ricerca scientifica abbia prodotto risultati decisivi per la salute delle donne nel mondo. Uno di questi è lo studio ECHO, condotto in dodici siti dislocati in quattro paesi africani e pubblicato nel 2019 sulla rivista The Lancet, che ha confrontato tre metodi contraccettivi - l'iniezione Depo-Provera, la spirale al rame e l'impianto al levonorgestrel - senza rilevare differenze significative nel rischio di contrarre l'HIV tra le donne che utilizzavano l'uno o l'altro metodo. Un risultato che ha permesso di sciogliere dubbi che per anni avevano condizionato le scelte contraccettive in molte aree ad alta prevalenza di HIV.

 

Un secondo esempio riguarda la violenza di genere. La cifra ormai nota secondo cui una donna su tre nel mondo subisce nel corso della propria vita violenza fisica e/o sessuale deriva dalle stime globali e regionali dell'OMS sulla violenza contro le donne del 2013, realizzate in collaborazione con la London School of Hygiene and Tropical Medicine e il South African Medical Research Council. Quelle stime, ha spiegato uno degli esperti intervenuti, furono presentate insieme alle linee guida cliniche e politiche dell'OMS su violenza del partner e violenza sessuale, contribuendo a far riconoscere la violenza di genere come un problema di salute pubblica di primaria importanza, con conseguenti azioni intraprese a livello nazionale. Se inizialmente il monitoraggio riguardava 80 paesi, oggi i dati sulla violenza di genere sono raccolti in 168 paesi, e il 42% degli Stati ha inserito nei propri bilanci sanitari risorse dedicate specificamente alla risposta a questo fenomeno.

 

Un terzo esempio citato è lo studio Kesho Bora, guidato dall'OMS e condotto nel 2011 in Burkina Faso, Kenya e Sudafrica, che ha dimostrato come l'avvio della terapia antiretrovirale durante la gravidanza nelle donne sieropositive abbia ridotto in modo sostanziale la trasmissione dell'HIV da madre a figlio, con un calo del 43% dei casi di trasmissione verticale del virus.

 

Nel corso del webinar è stata inoltre criticata la scelta, adottata durante la pandemia di COVID-19, di escludere sistematicamente le donne in gravidanza dai trial clinici sui vaccini e sulle terapie, nonostante le gestanti fossero esposte a un rischio maggiore di sviluppare complicanze gravi in caso di infezione. Una lacuna che, secondo i relatori, ha lasciato per mesi le donne incinte prive di dati affidabili su sicurezza ed efficacia dei trattamenti disponibili.

 

Bertho Makso, rappresentante della Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare per la regione del mondo arabo (IPPF Arab World), ha denunciato come in diversi paesi del Medio Oriente leggi restrittive continuino a ostacolare l'accesso alle cure per l'HIV e per l'Mpox, la malattia nota in passato come vaiolo delle scimmie. La dottoressa Njeri Nyamu, dal Kenya, ha invece portato l'esempio dello IUD ormonale, la spirale contraccettiva a rilascio di ormoni: introdotta nel settore sanitario privato del paese già nel 2011, è arrivata nel sistema sanitario pubblico soltanto nel 2022, a causa di pregiudizi diffusi e di una formazione ancora insufficiente del personale sanitario su questo strumento contraccettivo.

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →