Mercoledì 10 giugno 2026
Menu

La Consulta limita lo ius sanguinis, serve un legame reale con l'Italia

U.E. - ITALIA
Notizia · Redazione ·

Con la sentenza n. 63/2026, depositata il 30 aprile 2026, la Corte Costituzionale ha ridisegnato i confini dello ius sanguinis, il principio che per decenni ha consentito la trasmissione automatica e illimitata della cittadinanza italiana per discendenza. Come riporta Lente Pubblica, la pronuncia ha innescato un ampio dibattito tra accademici, avvocati internazionalisti e la comunità dei discendenti italiani all'estero.

Al centro della vicenda c'è l'articolo 3-bis della legge n. 91 del 1992, introdotto dal cosiddetto "decreto Tajani" (D.L. n. 36/2025), sul quale il Tribunale di Torino aveva sollevato questioni di legittimità costituzionale. La Consulta ha respinto quelle censure, confermando la tenuta costituzionale della norma e sancendo che la cittadinanza non può più essere intesa come una semplice eredità biologica trasmessa di generazione in generazione senza alcun limite. Per ottenere il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis occorre ora dimostrare un legame concreto ed effettivo con l'Italia, e non la sola discendenza da un avo italiano.

La Corte ha ricostruito storicamente il modello italiano di cittadinanza, ricordando che lo ius sanguinis illimitato affonda le radici in un contesto storico segnato da massicci flussi migratori — nei cinquant'anni tra il 1876 e il 1925 emigrarono oltre 16 milioni di italiani, in larga parte verso il continente americano — e da una concezione dello Stato lontana dall'attuale ordine costituzionale. Questo meccanismo aveva prodotto una vasta platea di discendenti all'estero potenzialmente titolari di una cittadinanza italiana "latente", spesso del tutto priva di rapporti concreti con il Paese. I procedimenti di accertamento della cittadinanza iure sanguinis erano passati dai 23.654 del 2022 ai 61.628 del 2024, con ricadute anche sulla composizione del corpo elettorale.

La sentenza dà inoltre il via libera all'applicazione retroattiva delle nuove norme introdotte dal decreto, ritenuta dai giudici costituzionali indispensabile per proteggere l'integrità del corpo elettorale e ristabilire il nesso tra popolo, sovranità e territorio.

L'impatto più immediato si avverte nelle aule di giustizia e negli uffici consolari, specialmente in Sud America e negli Stati Uniti, dove erano pendenti migliaia di domande. Non sarà più sufficiente esibire certificati di nascita di bisnonni o avi lontani: bisognerà dimostrare una connessione autentica e persistente con l'Italia. Per la pubblica amministrazione, i procedimenti di accertamento della cittadinanza diventeranno più rigorosi e selettivi.

Tuttavia, diversi esperti invitano a non leggere la pronuncia come una "pietra tombale" sullo ius sanguinis. La Corte ha lasciato aperti alcuni fronti rilevanti: in particolare, resta impregiudicata la posizione di chi, pur avendo manifestato concretamente la volontà di chiedere il riconoscimento prima del 27 marzo 2025, era rimasto escluso per ragioni indipendenti dalla propria volontà — come le agende consolari cronicamente chiuse del portale Prenot@mi. La distinzione tra chi si è disinteressato alla cittadinanza e chi ha tentato attivamente di ottenerla sarà uno dei terreni principali del contenzioso futuro. Resta aperta anche la possibilità che un giudice ordinario sollevi un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, qualora ritenga che la disciplina italiana incida in modo sostanziale sulla cittadinanza europea.

Sul piano del dibattito interno, l'udienza del 14 aprile dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione — chiamate a pronunciarsi sulla perdita della cittadinanza in caso di naturalizzazione del genitore durante la minorità dei figli — aggiunge un ulteriore livello di complessità giuridica. Gli avvocati Monica Restanio e Marco Mellone sottolineano che la Cassazione aveva per decenni affermato il carattere permanente e imprescrittibile dello status civitatis fondato sulla filiazione, generando un legittimo affidamento nei cittadini: le nuove norme, pertanto, non potrebbero avere efficacia retroattiva su situazioni giuridiche già consolidate per effetto della nascita.

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →