Venerdì 30 ottobre 2026
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Marijuana fuori dalla legge sulle sostanze controllate: il piano Cohen

AMERICHE - USA
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Il deputato democratico Steve Cohen, rappresentante del Tennessee alla Camera statunitense, ha presentato quella che definisce la propria ultima e più ambiziosa battaglia legislativa: il 500° disegno di legge depositato nella sua carriera parlamentare, che punta a eliminare completamente la marijuana dal Controlled Substances Act, la legge federale che dal 1970 disciplina la classificazione delle sostanze stupefacenti negli Stati Uniti.

 

Come riporta stupidDOPE, il provvedimento si chiama "Public Health and Research Reforms in Controlled Substances Act" ed è stato descritto dallo stesso Cohen come la riforma più estesa mai proposta alla legge sulle sostanze controllate dalla sua approvazione, oltre cinquant'anni fa. Il testo, lungo 89 pagine secondo quanto riportato da altre testate che si sono occupate della vicenda, interviene praticamente su ogni sezione della normativa vigente.

 

A differenza del processo di riclassificazione federale della cannabis attualmente in corso, che prevede lo spostamento della marijuana dalla Schedule I alla meno restrittiva Schedule III mantenendo comunque i controlli federali, la proposta di Cohen va molto oltre: elimina del tutto la marijuana e i tetraidrocannabinoli (THC) dalle tabelle delle sostanze controllate, un processo tecnicamente noto come "descheduling". La modifica avrebbe inoltre effetto retroattivo, estendendosi a reati passati, procedimenti pendenti, condanne già emesse e provvedimenti relativi a minori.

 

Il disegno di legge non si limita alla cannabis. Prevede infatti una revisione strutturale dell'intero sistema di classificazione delle droghe, sostituendo l'attuale schema a cinque categorie con un nuovo impianto che incrocia classificazioni numeriche basate sul potenziale di abuso e sui rischi per la salute pubblica con classificazioni alfabetiche riferite al valore terapeutico delle sostanze. Cambia anche il criterio con cui una sostanza viene considerata pericolosa: al posto del vago concetto di "potenziale di abuso" verrebbe introdotto uno standard legato al rischio di sviluppare un disturbo da uso di sostanze, escludendo esplicitamente l'uso occasionale o non terapeutico fine a sé stesso.

 

Il testo trasferisce inoltre buona parte delle competenze decisionali sulla classificazione delle droghe dal Dipartimento di Giustizia e dalla Drug Enforcement Administration (DEA) al Dipartimento della Salute (HHS), che diventerebbe l'ente incaricato di condurre le analisi scientifiche e di emanare le relative norme. Circa trenta sostanze, tra cui fentanyl, morfina, metanfetamina, psilocibina e ibogaina, sarebbero le prime a essere sottoposte a questo nuovo sistema di valutazione, con una scadenza di due anni; per le altre sostanze il termine salirebbe a otto anni.

 

Tra le altre novità previste dal pacchetto figurano l'eliminazione delle pene minime obbligatorie per alcuni reati legati alla droga, la possibilità per persone già condannate di chiedere una nuova valutazione della pena, e l'abrogazione dell'obbligo legale per il direttore dell'Office of National Drug Control Policy (il cosiddetto "zar antidroga") di opporsi per legge a specifiche iniziative di legalizzazione. Il provvedimento mantiene comunque intatti gli strumenti di contrasto ai grandi trafficanti di stupefacenti e non elimina i reati di possesso semplice per le sostanze che restano regolamentate, comprese le pene minime obbligatorie per le recidive.

 

La proposta ha già ricevuto il sostegno di diverse organizzazioni attive sul fronte della riforma delle politiche sulle droghe, tra cui la Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (MAPS), Students for Sensible Drug Policy (SSDP), la Drug Policy Alliance e la National Organization for the Reform of Marijuana Laws (NORML). Cohen, che lascerà il Congresso alla fine dell'anno, ha presentato il provvedimento come il coronamento del proprio impegno pluriennale a favore di una politica sulle droghe basata sulla scienza piuttosto che su impostazioni punitive ereditate dalla cosiddetta "guerra alla droga".

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