Venerdì 28 agosto 2026
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Migranti, la nuova legge sui ricorsi rischia di travolgere la Cassazione

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Una nuova norma sull'immigrazione rischia di trasformarsi in una valanga di ricorsi per i tribunali italiani e, in particolare, per la Corte di Cassazione. Come riporta La Legge per tutti, il decreto legge 100/2026, convertito nella legge 145/2026, recepisce in via definitiva il Patto dell'Unione Europea su migrazione e asilo e cambia radicalmente le regole sui ricorsi contro i provvedimenti che limitano la libertà dei migranti.

 

Il cuore della riforma riguarda la procedura di frontiera, che da eccezione diventa la regola per specifiche categorie di richiedenti asilo. L'Unione Europea ha imposto tetti numerici crescenti a cui l'Italia deve adeguarsi: le procedure di frontiera assegnate al nostro Paese partiranno da 16.032 casi nel 2026, saliranno a 24.048 nel 2027 e arriveranno a 32.064 nel 2028.

 

Di fronte a questi numeri, l'Ufficio del massimario della Corte di Cassazione ha lanciato un allarme nella sua Relazione 35/2026: ogni singolo provvedimento che limita la libertà personale del migrante genera automaticamente il diritto di ricorrere fino al grado più alto della giurisdizione, con la possibilità di richiedere il gratuito patrocinio. Il rischio, secondo i tecnici della Suprema Corte, è che l'aumento delle procedure di frontiera si traduca in un numero enorme di impugnazioni capaci di ingolfare i tribunali.

 

La legge cancella infatti in modo definitivo il cosiddetto doppio binario penale, introdotto appena nel 2024. Fino a poco tempo fa i ricorsi contro i decreti di convalida del trattenimento seguivano un percorso di natura penale. Con la nuova disciplina, invece, questi ricorsi tornano alle sezioni specializzate civili dei Tribunali, con un rito accelerato: dieci giorni di tempo per presentare ricorso, cinque per depositare gli atti e una decisione da emettere entro trenta giorni.

 

Cambiano anche le regole sulla protezione internazionale. Il ricorso contro il diniego non sospende più automaticamente l'esecuzione dell'espulsione, salvo il caso dei minori non accompagnati, per i quali resta la tutela rafforzata. I termini si stringono: cinque giorni per impugnare il provvedimento e una decisione che deve arrivare entro dodici settimane.

Il decreto introduce inoltre nuove misure restrittive, tutte impugnabili fino in Cassazione. È previsto l'obbligo di residenza in un luogo specifico, contro cui è possibile presentare reclamo entro sette giorni. Viene inoltre disciplinato il fermo per gli accertamenti di identità, che può durare al massimo 72 ore (48 ore per i minori), soggetto alla convalida del Giudice di pace entro 48 ore dall'adozione del provvedimento.

 

Secondo l'Ufficio del massimario, l'insieme di queste norme rischia di generare per ogni singola misura restrittiva un procedimento giudiziario a sé stante, moltiplicando il carico di lavoro degli uffici giudiziari proprio mentre le quote di procedure di frontiera imposte dall'Unione Europea sono destinate a raddoppiare nel giro di due anni.

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