Perde la cittadinanza per il matrimonio gay, caso all'UE
Un cittadino slovacco ha perso la cittadinanza del proprio Paese - e con essa quella europea - dopo aver sposato il compagno nel Regno Unito. Il caso, riportato da The Slovak Spectator, è ora arrivato contemporaneamente davanti a due corti europee: la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo e la Corte di Giustizia dell'Unione Europea di Lussemburgo.
L'uomo, di cui non è stato reso pubblico il nome, è nato in Slovacchia e vive da tempo nel Regno Unito. Nel 2022 ha sposato il proprio partner e, in conseguenza del matrimonio, ha ottenuto la cittadinanza britannica. Secondo una norma slovacca adottata proprio nel 2022, chi acquisisce un'altra cittadinanza tramite matrimonio o residenza permanente può conservare quella slovacca. Il ministero dell'Interno di Bratislava ha però stabilito che questa eccezione non si applica al suo caso, perché la Slovacchia non riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Di conseguenza l'uomo ha perso sia la cittadinanza slovacca sia, automaticamente, quella dell'Unione Europea.
Assistito dall'avvocato per i diritti umani János Fiala-Butora, l'uomo ha impugnato la decisione sia davanti alla Corte Costituzionale slovacca sia davanti alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) di Strasburgo. Quest'ultima ha ora comunicato il caso alla Slovacchia, il che significa che i giudici hanno condotto un primo esame del ricorso e hanno deciso di chiedere al governo slovacco di esprimere la propria posizione. Secondo quanto riferito dal legale, questo sviluppo è arrivato sorprendentemente in fretta, dal momento che Strasburgo attende di norma la decisione della Corte Costituzionale nazionale prima di procedere alla comunicazione di un caso al governo interessato.
Parallelamente, la Corte Costituzionale slovacca, davanti alla quale il caso pende dal 2024, ha deciso di sospendere il procedimento e di rivolgersi alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) con un rinvio pregiudiziale, depositato a Lussemburgo il 12 agosto 2026. La domanda posta ai giudici europei riguarda la compatibilità tra gli articoli 20 e 21 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea - che disciplinano la cittadinanza dell'Unione e la libertà di circolazione - e una normativa nazionale che nega la conservazione della cittadinanza in casi come questo.
La Commissione Europea sta seguendo la vicenda e ha ricordato il principio del primato del diritto dell'Unione su quello nazionale, sottolineando che tutti gli Stati membri hanno l'obbligo di rispettare integralmente le sentenze della Corte di Giustizia. Il caso richiama da vicino una sentenza della CGUE del novembre 2025, relativa a una coppia polacca sposatasi in Germania, con cui i giudici europei hanno stabilito che gli Stati membri non possono rifiutarsi di riconoscere un matrimonio tra persone dello stesso sesso legalmente celebrato in un altro Paese dell'Unione. Quella pronuncia, tuttavia, non impone ai singoli Stati di introdurre il matrimonio egualitario nel proprio ordinamento: si applica ai cittadini europei che hanno esercitato la libertà di circolazione e chiedono che tale status venga riconosciuto anche nel proprio Paese d'origine.
La Slovacchia ha finora mantenuto una linea di aperta resistenza rispetto agli orientamenti della Corte di Lussemburgo. Nel 2025 il Paese ha introdotto una riforma costituzionale che definisce il matrimonio come unione esclusiva tra un uomo e una donna, vieta l'adozione da parte di coppie dello stesso sesso e la maternità surrogata, e colloca le materie familiari nell'ambito dell'identità costituzionale nazionale. Il caso della cittadinanza revocata si inserisce dunque in un contesto più ampio di scontro tra Bratislava e le istituzioni europee sul riconoscimento dei diritti delle coppie dello stesso sesso.