Migrazione irregolare Pakistan-Europa: calo del 64% nei primi mesi del 2026
La migrazione irregolare di cittadini pakistani verso l'Unione Europea è diminuita del 64% nel bimestre gennaio-febbraio 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato emerge da un rapporto di Frontex, l'agenzia europea di guardia costiera e di frontiera, citato dalla testata pachistana The Nation.
Il calo è attribuito alle misure adottate dalla Federal Investigation Agency (FIA) pakistana, che nel 2025 ha bloccato agli aeroporti circa 40.000 passeggeri nell'ambito di un approccio definito ufficialmente "fondato sul rischio e sull'intelligence", volto a prevenire il traffico di esseri umani e la migrazione irregolare verso l'Europa. Sempre nel 2025, secondo gli stessi dati ufficiali, i flussi migratori irregolari dal Pakistan verso l'Europa erano già calati del 26%.
La FIA ha anche individuato le principali rotte illegali — note come "dunki" — utilizzate dai cittadini pakistani per raggiungere l'Europa. L'unità di analisi del rischio dell'agenzia ha identificato Cipro, alcuni Stati dell'Asia centrale e diversi paesi dell'Europa orientale come corridoi di transito sempre più sfruttati dalle reti criminali di passatori. Tra le rotte più comuni figurano quella Pakistan-Egitto-Libia, con paesi del Golfo (Emirati, Arabia Saudita, Bahrain) utilizzati come snodi intermedi, e percorsi che dalla Bielorussia puntano verso la Polonia, su cui l'UE ha sollevato serie preoccupazioni.
Il fenomeno ha radici profonde: tra il 2024 e il 2026, quasi 25.000 pakistani si sono recati in Cambogia e oltre 3.300 non hanno fatto rientro, finendo per lavorare — spesso in condizioni di sfruttamento — in aziende legate a truffe informatiche o come lavoratori in stato di servitù. Per lo stesso periodo, oltre 7.700 passeggeri pakistani non sono rientrati dall'Azerbaigian.
Nel corso del 2026 due operazioni sostenute dal governo pakistano hanno permesso il rimpatrio di oltre 200 connazionali detenuti in Libia: a febbraio, 30 cittadini trattenuti nel centro di detenzione di Tajoura a Tripoli sono stati liberati grazie a una missione congiunta dell'ambasciata pakistana e dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM); a fine maggio, un volo speciale da Mitiga ha riportato in patria 177 persone dai centri di detenzione di Bengasi e Tripoli.
Il contesto di partenza rimane tuttavia allarmante. Migliaia di pakistani continuano ogni anno a cadere vittime di reti criminali organizzate che operano attraverso rotte terrestri e marittime illegali, con conseguenze che vanno dal fallimento finanziario delle famiglie alla prigionia, al lavoro forzato e alla morte. Gli agenti di passaggio richiedono somme comprese tra 3 e 6 milioni di rupie a persona (3-6 mila euro); le famiglie spesso vendono terreni ereditati o contraggono prestiti ad alto interesse per finanziarle. Quando il tentativo fallisce o viene intercettato, la conseguenza immediata è la rovina economica totale.