Torna in Parlamento la legge sulla depenalizzazione del sesso a pagamento
In Sudafrica riprende slancio la battaglia per la depenalizzazione del lavoro sessuale, portata avanti da anni da organizzazioni come SWEAT (Sex Workers Education and Advocacy Taskforce), Sisonke e la Asijiki Coalition for the Decriminalisation of Sex Work. Come riporta GroundUp, il disegno di legge che dovrebbe cambiare radicalmente lo status giuridico di chi vende sesso nel Paese sta per tornare in Parlamento, a distanza di anni dal suo ritiro.
Si tratta del Criminal Law (Sexual Offences and Related Matters) Amendment Bill del 2022, un testo che punta ad abrogare il Sexual Offences Act del 1957 (a sua volta erede del vecchio Immorality Act) e a depenalizzare la vendita e l'acquisto di servizi sessuali tra adulti consenzienti. Il disegno di legge era stato pubblicato per la consultazione pubblica già alla fine del 2022, sotto l'allora ministro della Giustizia Ronald Lamola, ma nel 2023 era stato ritirato per essere riscritto, dopo che i consulenti legali dello Stato avevano segnalato lacune nella regolamentazione prevista.
Ora, secondo quanto confermato dal portavoce del Dipartimento di Giustizia sudafricano, Samuel Modipane, il testo tornerà davanti al Consiglio dei ministri, che dovrà pronunciarsi sulle questioni di policy e autorizzare l'avvio di una nuova fase di consultazione pubblica. Il disegno di legge dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro la fine dell'anno, mentre la sua introduzione formale in Parlamento è prevista per il 2027. A sollecitare un'accelerazione era stata proprio SWEAT, che nel giugno 2025 aveva chiesto al Dipartimento di Giustizia e Sviluppo Costituzionale di dare priorità a un provvedimento definito "da troppo tempo rinviato".
Parallelamente al percorso legislativo, è in corso presso la Western Cape High Court una causa che potrebbe avere un peso storico per i diritti delle sex worker sudafricane. Una lavoratrice del sesso, identificata con le iniziali S.H., insieme a SWEAT, ha citato in giudizio il ministro della Giustizia chiedendo che la normativa che criminalizza il lavoro sessuale venga dichiarata incostituzionale. La causa, avviata nel maggio 2024, gode del sostegno di organizzazioni internazionali per i diritti umani come Human Rights Watch e Amnesty International, che da tempo sostengono come la criminalizzazione del lavoro sessuale non solo comprometta i diritti fondamentali alla privacy e all'autodeterminazione del corpo, ma renda l'attività ancora più pericolosa per chi la esercita.
Nel frattempo, in attesa dell'esito del processo, la National Prosecuting Authority sudafricana ha disposto, con una direttiva emessa a settembre 2025, che nessuna nuova azione penale venga avviata nei confronti delle sex worker.
Attualmente, in Sudafrica, vendere o acquistare sesso, così come trarne profitto in qualsiasi forma, resta un reato: la vendita di prestazioni sessuali è illegale dal 1957, mentre dal 2007 è stato criminalizzato anche il pagamento per servizi sessuali e il trarne beneficio economico in altro modo. Il nuovo disegno di legge, se approvato, riguarderebbe esclusivamente i rapporti tra adulti consenzienti: resterebbe infatti reato, in ogni caso, offrire o ricevere prestazioni sessuali da minori o da persone con disabilità mentali.