Mercoledì 9 settembre 2026
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Alzheimer avanzato: donna riprende a parlare dopo funghi psilocibinici

AMERICHE - USA
Notizia ·

Un caso clinico pubblicato sulla rivista Frontiers in Neuroscience descrive un episodio che ha attirato l'attenzione della comunità scientifica internazionale: una donna giapponese-americana ottantenne, malata di Alzheimer in fase avanzata da un decennio, ha mostrato miglioramenti significativi nel linguaggio, nella memoria e nella mobilità dopo aver assunto una dose elevata di funghi contenenti psilocibina.

 

Secondo quanto riportato dagli autori dello studio - Marcos Lago, Mariana Cerveira e Joe Xavier Simonet, ricercatori legati all'organizzazione brasiliana Associação Cruz de Ankh - la paziente da almeno cinque anni si esprimeva quasi esclusivamente a monosillabi, necessitava di assistenza continua per vestirsi e muoversi, soffriva di incontinenza urinaria cronica e mostrava un'espressività emotiva molto limitata, con difficoltà anche nella deglutizione.

Ai ricercatori non erano disponibili conferme tramite biomarcatori o neuroimaging avanzato: la diagnosi di Alzheimer avanzato si basava sul quadro clinico osservato nel contesto reale di cura, senza escludere del tutto possibili componenti vascolari o altre forme di declino neurodegenerativo misto.

 

Alla donna è stata somministrata una singola dose orale di 5 grammi di funghi psilocibinici della varietà coltivata nota come "Enigma". La fase acuta dell'esperienza è stata segnata da un'intensa attivazione del sistema nervoso autonomo, con sudorazione profusa, una sospetta ipertermia e un prolungato stato simile al sonno profondo, tanto marcato che, secondo quanto riferito, i familiari temevano che fosse diventata incosciente.

 

Circa 19 ore dopo la somministrazione, la paziente ha iniziato spontaneamente a parlare in modo autobiografico, in un episodio durato diverse ore. Nei giorni e nelle settimane successive sono stati osservati miglioramenti funzionali multipli: recupero della continenza urinaria anche notturna, capacità di vestirsi autonomamente, deambulazione migliorata, maggiore reattività emotiva, interazione sociale sostenuta, recupero di ricordi legati al contesto e conversazione spontanea, con mantenimento del contatto visivo e sorrisi verso i familiari.

 

Di fronte alla persistenza di alcuni miglioramenti ritenuti clinicamente significativi, un mese dopo è stata effettuata una seconda sessione supervisionata con una dose di 3 grammi degli stessi funghi. Questa seconda somministrazione ha portato a ulteriori benefici: maggiore capacità di espressione verbale, più senso dell'umorismo, aumento dell'agilità nel camminare e potenziamento delle capacità sociali già recuperate.

 

Gli stessi autori dello studio, tuttavia, sottolineano che si tratta di miglioramenti transitori e non di un'inversione della malattia. Non essendo uno studio clinico controllato ma l'osservazione di un singolo caso, non sono stati eseguiti scansioni cerebrali né test cognitivi standardizzati durante l'esperienza, e i risultati non possono essere considerati una prova dell'efficacia della psilocibina contro l'Alzheimer.

 

Diversi esperti indipendenti, commentando la vicenda su The Conversation, hanno definito i risultati intriganti ma lontani da una prova scientifica. Restano infatti rischi concreti per le persone anziane, tra cui cadute, problemi cardiovascolari e circolatori e possibili interazioni con farmaci già in uso, oltre al pericolo che le esperienze psichedeliche risultino spaventose o disorientanti per soggetti vulnerabili. L'assenza di complicazioni durature nel caso descritto, avvertono gli esperti, non basta a dimostrare che l'approccio sia sicuro.

 

Nel frattempo, ricerche separate e più strutturate sono in corso all'Università della California a Berkeley, dove un gruppo di ricercatori sta studiando gli effetti della psilocibina su adulti sani tra i 60 e gli 85 anni. Ai partecipanti verrà somministrata psilocibina sintetica in dosi comprese tra 1 e 30 milligrammi, con risonanze magnetiche e test cognitivi prima e dopo l'intervento per monitorare memoria, percezione e regolazione emotiva. Va precisato che questo studio non sta testando un trattamento contro la demenza, ma cerca di capire se i cambiamenti cerebrali positivi osservati nei modelli animali si traducano in effetti reali sull'invecchiamento cognitivo umano.

 

Al momento non esistono trattamenti a base di psilocibina approvati per l'Alzheimer o altre forme di demenza, e l'accesso legale alla sostanza resta limitato a specifici programmi regolamentati a livello statale o a contesti di ricerca autorizzati.

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